Confedilizia per risollevare il settore immobiliare: le proposte al Governo

Confedilizia per risollevare il settore immobiliare le proposte al Governo
Secondo Confedilizia per risollevare il settore immobiliare occorre ridurre Imu e Tasi e stabilizzare la cedolare secca

Ancora una volta Confedilizia interviene per sollecitare il Governo a far risollevare il settore immobiliare sul quale pesa una forte tassazione. Solo qualche giorno fa aveva espresso parere favorevole al probabile arrivo della Nuova Imu.

Non mancano le proposte, naturalmente, ma è necessario ridurre le tasse, intervenendo su Imu e Tasi e sulla cedolare secca: “Al Governo, nell’incontro a Palazzo Chigi con le Parti sociali, Confedilizia ha formulato tre richieste precise: iniziare a ridurre la patrimoniale da 22 miliardi di euro l’anno, che grava sugli immobili sotto forma di Imu e Tasi; stabilizzare la cedolare secca sugli affitti; eliminare la discriminazione fiscale nei confronti delle società immobiliari”.

Confedilizia è fortemente convinta che se le tre linee di intervento fossero realizzate, il settore immobiliare potrebbe nuovamente tirare un sospiro di sollievo oltre che favorire la ripresa dei consumi ed il rilancio della crescita “con immediati benefici anche per l’occupazione e per la riqualificazione urbana”.

Così continua ad evidenziare Confedilizia “La riunione ha confermato, in particolare con gli interventi di Abi e Confcommercio, oltre che dell’Ance, che l’eccessiva tassazione sul comparto immobiliare non è un problema dei proprietari, ma di tutto il Paese”.

Commentando i dati Istat relativi al primo trimestre 2019 sull’andamento del mercato immobiliare italiano, che vedere nuovamente un calo dei prezzi di vendita. Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, aveva lanciato l’allarme: “La nuova rilevazione Istat sull’andamento dei prezzi delle case conferma lo stato di crisi del mercato immobiliare italiano, unico in Europa a soffrire. Rispetto al 2010, i prezzi delle abitazioni esistenti risultano in calo, secondo l’Istituto di statistica, del 23,7 per cento. La realtà, peraltro, è ancora peggiore: in molte zone d’Italia si registrano diminuzioni superiori e non si contano i casi di valori azzerati per effetto dell’assenza di compratori disposti ad acquistare”.

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