Permesso di costruire ed agibilità si equivalgono ma non sono sovrapponibili: la differenza

Permesso di costruire ed agibilità si equivalgono ma non sono sovrapponibili la differenza
Il permesso di costruire ed agibilità si equivalgono ma non sono sovrapponibili, sono due titoli legati a presupposti diversi

Sono titoli equivalenti che seguono percorsi diversi. A chiarire la differenza tra permesso di costruire e certificato di agibilità è una sentenza del Tar Toscana, si tratta di piani distinti che potrebbero anche non incrociarsi mai.

Come spiegato nella sentenza 348/19 della terza sezione del Tar Toscana, riportata da ItaliaOggi, il permesso di costruire ed il certificato di agibilità sono legati a presupposti diversi e non sovrapponibili. Poco contano l’accatastamento dei locali, che è solo un adempimento di tipo fiscale, e l’affidamento del privato che non può essere tutelato nonostante l’inerzia dell’amministrazione nel reprimere l’abuso edilizio.

In buona sostanza, se l’immobile risulta abitabile, ma è stato realizzato in modo difforme dal progetto approvato, resta sanzionabile sul piano edilizio ed urbanistico.

Il caso preso in esame riguarda la segnalazione certificata di inizio attività presentata al Comune per effettuare lavori di ristrutturazione necessari a modificare la destinazione d’uso di un immobile da magazzino a civile abitazione. La licenza edilizia era piuttoso datata, poiché risale al lontano 1957, mentre il locale al pian terreno risulta accatastato come unità residenziale ed in quanto tale commercializzato. Poco convincente la tesi secondo cui la destinazione indicata dal certificato di abitabilità avrebbe effetto anche sulla legittimazione edilizia ed urbanistica.

Inoltre, sottolinea ItaliaOggi, la certificazione di cui agli articoli 24 e 25 del dpr 380/01 avviene mediante la segnalazione di inizio attività, asseverata e documentata dai professionisti competenti, secondo cui l’immobile è in regola con le norme di sicurezza, salubrità, igiene e risparmio energetico, ma se il fabbricato non rispetta il titolo edilizio resta abusivo, anche se risulta abitabile. L’accatastamento fa poi stato ad altri fini, mentre costituisce un semplice indizio sulla reale consistenza dell’immobile.

Il trascorrere del tempo non impone all’amministrazione di motivare la sanzione ripristinatoria da adottare rispetto all’abuso. E non può scattare il permesso di costruire in sanatoria benché l’immobile abbia ottenuto il certificato di agibilità: quest’ultimo, infatti, non attesta la conformità edilizia dei locali.

Si tratta di titoli diversi, la sanatoria sull’opera realizzata senza autorizzazione piò intervenire solo se la realizzazione dell’opera risulta conforme alla disposizioni urbanistiche vigenti all’atto della costruzione ed nel momento della richiesta. A dirlo, in particolare, la sentenza 1482/19 pubblicata dalla seconda sezione del Tar Lombardia.

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