Revoca di un ordine di acquisto: quando è possibile senza conseguenze

Revoca di un ordine di acquisto quando è possibile senza conseguenze
La revoca di un ordine di acquisto deve essere giustificata, quando si può recedere da un contratto senza conseguenze

Spesso si acquista un oggetto, un’auto a qualsiasi altra cosa, un’abitazione ad esempio ma, a qualche giorno di distanza, ci si accorge che l’acquisto non risponde alle proprie necessatà e si decide di revocare l’ordine di acquisto, anche perchè non è stato dato un acconto.

Come spiega La legge per tutti, la questione è stata trattata da una recente sentenza della Corte di Appello di Trento-Bolzano con riferimento all’ordine di un impianto fotovoltaico. Fermo restando che i contratti vanno rispettati, una volta fissati i termini dell’accordo, le parti non possono più tirarsi indietro a meno che non lo facciano di comune accordo. Nei contratti scritti il momento in cui non è più possibile tirarsi indietro si identifica nella firma della scrittura privata da parte di entrambe le parti. Se il contratto avviene a distanza, si considera concluso quando il proponente ha avuto notizia dell’accettazione da parte dell’altro soggetto.

Nei contratti verbali è più difficile stabilire il momento di conclusione del contratto. Di norma, se gli elementi essenziali del contratto sono stati già definiti dettagliatamente, il contratto diventa irrevocabile nel momento in cui le parti si mettono d’accordo su tutto.

Il Codice civile consente il recesso da un contratto già stipulato solo quando l’altra parte dimostra di non voler/poter adempiere alla propria prestazione. Si pensi ad un contratto per la ristrutturazione di una casa. L’accordo prevede un primo pagamento entro una data in cui l’impresa dovrebbe già aver iniziato i lavori. In questo caso, è legittimo recedere dal contratto.

Una seconda possibilità di recedere da un contratto di acquisto è quando c’è un ritardo così importante tanto da costringere il compratore a ripiegare su un’altra soluzione.

Il fatto che il contratto non sia stato ancora concluso non toglie che le parti possano recedere, quando lo vogliono, dalle trattative.Tanto più tali trattative sono in una fase avanzata, tanto più il recesso immotivato non è ammesso.

Secondo il Codice civile, infatti, ci si può tirare indietro dagli accordi se non si è ingenerato, nell’altra parte, la sicurezza di una sicura stipula del contratto. In buona sostanza, tanto più le trattative sono prossime alla conclusione del contratto definitivo, tanto meno è possibile il recesso immotivato.

Secondo la Cassazione: l’interruzione delle trattative comporta una responsabilità quando risulti ingiustificata, ossia tale da violare, l’affidamento sulla conclusione del contratto di vendita.

La legge non consente il recesso dalle trattative, con conseguente obbligo di risarcire il danno alla controparte, quando:

  • lo stadio avanzato delle trattative;
  • ragionevole affidamento suscitato nella conclusione del contratto nell’altra parte;
  • l’assenza di una giusta causa di recesso e quindi la violazione degli obblighi di buona fede.

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