Donazione senza rogito notarile: dipende dal valore, quali sono le conseguenze

Donazione senza rogito notarile dipende dal valore, quali sono le conseguenze
La donazione senza rogito notarile può portare delle conseguenze, molto dipende dal valore

Quando si parla di donazioni, che sia di denaro o altro, in linea di massima è richiesto un rogito notarile, a meno che non si tratti di un valore esiguo, che dipende dalle condizioni economiche del donante. Senza ufficializzazione della donazione, potrebbero intervenire delle conseguenze.

A dare qualche chiarimento è La legge per tutti. Non è certo raro che si decida di spogliarsi di un bene, e quindi di impoverirsi, per un impulso momentaneo, un particolare stato d’animo che spinge a comportarsi in un determinato modo, salvo poi pentirsene. Per questo la legge, per le donazioni di non modico valore, stabilisce che il donante debba recarsi dal notaio, con due testimoni, per firmare un atto pubblico di donazione. Per stabilire se una donazione è di valore modico si rapporta il valore del bene da donare alle condizioni patrimoniali del donante.

Qualsiasi donazione di immobile (una casa, un terreno, un magazzino, e via dicendo) si considera sempre di “non modico valore” e deve sempre avvenire dinanzi ad un notaio, non fosse altro per la necessità di procedere poi alla trascrizione nei pubblici registri immobiliari. Viceversa, quando si tratta di una donazione di beni mobili, si esclude la necessità dell’atto notarile.

Il valore modico del bene è da rapportare alle condizioni economiche del donante, vale a dire che la donazione non deve incidere in modo apprezzabile sul suo patrimonio. Anche in questa donazione è necessaria l’accettazione da parte del donatario che può essere desunta dall’avvenuta ricezione del bene donato o dal fatto che l’abbia trattenuto presso di sé.

La donazione di non modico valore fatta senza atto pubblico è nulla. La nullità può essere eccepita da chiunque (non solo il donante, ma anche eventuali terzi come i suoi creditori o i familiari) senza limiti di tempo. Qualsiasi persona, cioè, può contestare, anche a distanza di molti anni, la validità dell’atto. La conseguenza di un’azione di nullità è che si considera come mai avvenuta ed il bene rientra nel patrimonio del donante.

Le implicazioni pratiche di questo principio sono notevoli, soprattutto in tema di successioni. L’erede che sia stato privato della sua quota di legittima da atti di donazione del defunto potrebbe impugnare queste ultime per difetto di forma senza ricorrere alla più difficoltosa azione di lesione di legittima (che invece richiede il calcolo di tutte le donazioni ricevute e delle quote di eredità spartite tra i vari eredi). Anche i creditori potrebbero contestare un’eventuale donazione di un importo di denaro consistente.

Non esistono termini di prescrizione per far dichiarare nulla la donazione avvenuta senza atto pubblico. L’azione, infatti, può essere fatta valere in qualsiasi momento, anche alla morte del donante e dopo l’apertura della successione.

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