Decreto Crescita 2019: le novità approvate per l’immobiliare

Decreto Crescita 2019 le novità approvate per l’immobiliare
E’ stato approvato il Decreto Crescita 2019 che contiene molte novità fiscali per l’immobiliare, dall’Imu agli affitti brevi passando dalla cedolare secca

L’Italia ha bisogno di crescere, era necessario approvare una serie di misure fondamendali espansive per rimettere in moto una macchina che sembra non avere più carburante o, almeno, sicuramente agli sgoccioli.

L’obiettivo del Decreto Crescita è questo, dare una spinta. Alla fine, è scattato il semaforo verde della Camera per quelle che sono importanti novità che riguardano il fisco immobiliare, dall’Imu alla cedolare secca, passando per gli affitti brevi al comodato.

Cedolare secca: eliminata la sanzione per chi dimentica di confermare l’opzione per la cedolare secca sugli affitti al momento della proroga del contratto (ad esempio all’inizio del secondo quadriennio in un contratto 4+4).

Codice identificativo per gli affitti brevi: le strutture ricettive dovranno avere un codice identificativo che dovrà essere usato per qualsiasi comunicazione inerente alla promozione dei servizi. Lo stesso codice, che sarà raccolto in una apposita banca dati, dovrà essere usato anche dai gestori di portali internet e dagli agenti immobiliari. I dati sugli inquilini comunicati dai locatori alla Polizia di Stato verranno comunicati (in forma anonima e aggregata per struttura) all’Agenzia delle Entrate per verificare il pagamento delle imposte. Per i trasgressori sono previste sanzioni da 500 a 5.000 euro.

Dichiarazione Imu: il termine per presentare la dichiarazione IMU slitta dall’attuale 30 giugno al 31 dicembre dell’anno successivo a quello cui si riferiscono i dati da comunicare.

Dichiarazione Imu canone concordato e comodato d’uso: eliminato l’obbligo per le case concesse in comodato d’uso, cioè in prestito gratuito ai figli o ai genitori, ma resta l’obbligo di registrazione all’Agenzia delle Entrate. Eliminato anche l’obbligo per le case affittate a canone concordato (che beneficiano di uno sconto statale del 25 per cento su Imu e Tasi e, in molte città, hanno aliquote comunale ridotte). In questo ultimo caso viene anche elimato l’obbligo di “qualsiasi altro onere di dichiarazione e comunicazione” perché per questi contratti spesso i Comuni pretendono comunicazioni di vario genere. Rimane invece l’obbligo di “bollinatura” (attestazione) per i contratti stipulati senza l’assistenza delle associazioni di categoria.

Imu fabbricati delle imprese: dal 2023 diventa deducibile totalmente dal reddito d’impresa. Fino ad allora la percentuale crescerà gradualmente: 50 per cento per il 2019, 60 per cento per il 2020 e 2021 e 70 per cento nel 2022.

Imposte sui canoni non riscossi: a partire dall’1 gennaio 2020 è possibile non versare le imposte sui canoni non riscossi a patto che si dimostri di aver intimato lo sfratto per morosità o ingiunzione di pagamento.

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