Demolizione abusi edilizi anche con sanatoria: la sentenza della Cassazione

Demolizione abusi edilizi anche con sanatoria la sentenza della Cassazione
La demolizione abusi edilizi anche con sanatoria è stata sancita da una sentenza della Corte di Cassazione, consentite ulteriori verifiche sul titolo edilizio

L’argomento degli abusi edilizi è sempre molto scottante. E’ ancora poco chiaro per quali lavori sia necessario chiedere il permesso di costruire e, pertanto, spesso arriva un ordine di demolizione. Si può chiedere una sanatoria ma non è detto che tutto si concluda in positivo.

La conferma arriva dalla sentenza 23474/2019 emessa dalla Corte di Cassazione e riportata da Edilportale, nella quale viene spiegato che una costruzione abusiva può essere demolita anche dopo aver ottenuto il permesso di costruire in sanatoria. Possono essere eseguiti ulteriori accertamenti sul titolo abilitativo che ha sanato l’abuso da parte del giudice dell’esecuzione, che ha emesso l’ordine di demolizione.

Il caso preso in esame nasce dalla disposizione della Procura di demolire un immobile realizzato in difformità rispetto al titolo abilitativo. Nel contempo, il responsabile dei lavori aveva chiesto, ed ottenuto, il permesso di costruire in sanatoria. Dalle verifiche era, infatti, stato accertato che la volumetria delle opere fuori terra e la destinazione del piano seminterrato erano tali da non comportare un aumento del carico urbanistico.

La contestazione del giudice dell’esecuzione riguardava l’altezza del seminterrato che risultava essere maggiore rispetto a dichiarata per ottenere il permesso in sanatoria. Sicchè, il permesso di costruire in sanatoria è stato impugnato e l’ordine di demolizione ha proseguito il suo corso.

I giudici hanno spiegato che i tecnici del Comune, nel rilasciare il permesso in sanatoria, hanno computato solo la parte fuori terra del seminterrato e non anche il resto perché destinato a cantina, quindi inutilizzabile a fini abitativi. In buona sostanza, era stato fatto un errore di qualificazione di piano seminterrato.

Come ha ricordato la Cassazione, un seminterrato è tale se in ogni sua parte rimane al di sotto del piano di campagna o del livello zero di sbancamento. È compatibile con tale situazione, spiega la sentenza, che parte della struttura sopravanzi il piano di campagna o la quota zero, per quanto strettamente necessario per assicurare una sufficiente areazione e luminosità, ovvero, che rimanga scoperta in larghezza per realizzare un accesso dall’esterno. Per queste caratteristiche, quindi, un seminterrato non può essere utilizzato per usi residenziali.

Nel caso esaminato, però, il seminterrato aveva una parte esterna fuori terra. I giudici hanno quindi concluso che, nonostante il piano fosse stato destinato ad un uso diverso dalla residenza, non poteva essere considerato seminterrato, e quindi la sua volumetria avrebbe dovuto essere conteggiata in quella complessiva.

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