Spese di manutenzione per una casa in affitto: chi paga tra inquilino e proprietario

Spese di manutenzione per una casa in affitto chi paga tra inquilino e proprietario
Chi paga le spese di manutenzione per una casa in affitto, per la ristrutturazione bisogna essere autorizzati dal proprietario, in mancanza sono a carico dell’inquilino

Abitando in una casa per molti anni, non è certo raro che arrivi il momento di dover provvedere alla manutenzione dell’abitazione e, magari, si apportano delle migliorie. Per fare tutto ciò, si devono sostenere delle spese. Il quesito è se l’inquilino può chiedere il rimborso al proprietario di casa.

A chiarire è una recente sentenza della Cassazione, riportata, da La legge per tutti, nella quale si spiega che c’è una differenza tra la manutenzione dell’appartamento in affitto, i lavori di riparazione, i miglioramenti, le addizioni, le innovazioni.

L’uso quotidiano di un’abitazione comporta una normale usura e richiede una riparazioni di ordinaria amministrazione, ad esempio, la rottura di un rubinetto o di un lavandino. Se, invece, le rotture dipendono dalla vetustà delle cose, ad esempio le persiane, la spesa spetta al proprietario di casa.

Si potrebbero verificare dei guasti all’appartamento, ad esempio, la rottura di una tubatura idrica o infiltrazioni dal tetto. In questo caso la riparazione spetta al proprietario di casa, salvo che la causa del guasto sia l’uso non conforme dall’inquilino. Se il locatore non esegue le riparazioni, l’inquilino può citarlo in giudizio o, se il guasto riguarda una parte essenziale dell’immobile che lo renda totalmente inutilizzabile e non solo in parte (ad esempio le finestre o il riscaldamento), può recedere dal contratto.

Il conduttore, a sua volta, deve avvisare il locatore quando è necessario intervenire per riparazioni diverse dall’ordinaria manutenzione, per dargli la possibilità di intervenire. Ma se le riparazioni sono urgenti ed è impossibile contattare il locatore, il conduttore può eseguire i lavori personalmente e poi ottenere il rimborso. L’avviso è una facoltà e non un obbligo del conduttore e non è prescritto a pena di decadenza dal diritto al rimborso, in quanto non costituisce una richiesta di autorizzazione preventiva a compiere le riparazioni.

Se l’inquilino esegue dei lavori per rendere più godibile l’appartamento, deve tenere conto che non ci sono limiti ma non può in alcun modo modificare la destinazione d’uso. Si tratta di interventi che aumentano la qualità o il valore economico ma ll conduttore non ha diritto al rimborso salvo che non siano stati espressamente autorizzati dal locatore.

Se il locatore acconsente o approva espressamente i miglioramenti (preventivamente o successivamente, mediante ratifica della loro esecuzione), deve pagare al conduttore un’indennità pari alla minor somma tra l’importo della spesa ed il valore della cosa al tempo della riconsegna. Posto che il proprietario sia a conoscenza degli interventi fatti, non è sufficiente a far sorgere il diritto all’indennità.

Secondo la Cassazione, bisogna tenere distinta l’autorizzazione del padrone di casa all’effettuazione di lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione da quella all’effettuazione dei miglioramenti: la prima, infatti, non implica necessariamente la seconda, visto che le migliorie sono altra cosa rispetto alla manutenzione, sia pure straordinaria.

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