Responsabilità del coniuge non proprietario in caso di abuso edilizio: cosa dice la legge

Responsabilità del coniuge non proprietario in caso di abuso edilizio cosa dice la legge
La responsabilità del coniuge non proprietario in caso di abuso edilizio, quali sono le conseguenze, cosa dice la legge

Spesso, dopo aver acquistato una casa oppure con le modificate necessità abitative, si decide di eseguire dei lavori di edilizia, ad esempio sul balcone o sul tetto. Frequentemente si tratta di interventi non a norma per i quali non è stata richiesta alcuna autorizzazione al Comune.

Si tratta di un abuso edilizio che rischia di avere delle conseguenze penali. Il punto è stato chiarito da una recente sentenza della Cassazione riportata da Le legge per tutti.

Secondo il codice penale esiste il principio di responsabilità personale, questo significa che solo chi ha commesso il crimine è ritenuto responsabile. Pertanto, non si può rispondere di condotte errate di altri, anche se si è a conoscenza di ciò. La responsabilità scatta solo quando si ha un obbligo legale di intervento, volto cioè a impedire che altri commettano un illecito.

Come spiega La legge per tutti, la sentenza chiarisce che solo chi è proprietario dell’immobile risponde dell’eventuale abuso edilizio, non anche il suo coniuge, benché quest’ultimo sia a conoscenza dell’illecito commesso dall’altro. Neanche l’eventuale regime di comunione dei beni può modificare tale principio di responsabilità personale nell’ambito del diritto penale.

Quindi, ai fini della responsabilità per l’abuso edilizio, la semplice esistenza di un rapporto di matrimonio, a fronte della titolarità dell’immobile in capo ad uno solo dei coniugi, non è sufficiente a determinare, anche in capo all’altro, una condanna per abuso edilizio. In pratica, se si eseguono dei lavori in un appartamento di proprietà, è necessario tenere sotto controllo le opere che vengono realizzate. Le stesse autorizzazioni amministrative devono essere firmato dal proprietario, sicché ci si può rendere conto di eventuali irregolarità. Se non si fa nulla per evitarle, la responsabilità è scontata.

Per la Cassazione, però, potrebbero intervenire prove inoppugnabili di responsabilità da parte del coniuge non proprietario dell’immobile. Ad esempio che sia stato lui l’effettivo committente delle opere, sulla base di indizi e presunzioni gravi che denotino una sua compartecipazione, almeno morale, all’esecuzione dell’opera abusiva.

Insomma, per estendere la responsabilità per l’abuso edilizio dal coniuge proprietario a quello non proprietario è necessario dimostrare l’esistenza di elementi in grado di provare la qualità del committente esecutore e/o direttore dei lavori.

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