Bollette delle utenze domestiche non pagate: il recupero del credito

Bollette delle utenze domestiche non pagate il recupero del credito
Le bollette delle utenze domestiche non pagate portano alcune conseguenze, come recuperano il credito i gestori

Le bollette delle varie utenze domestiche pesano molto nel bilancio familiare, ma vanno pagat puntualmente. Può tuttavia succedere che, per qualsiasi motivo, non si riescano a pagare, ad esempio, per la contestazione di un importo molto più alto rispetto al normale consumo.

Naturalmente, non pagando si corrono dei rischi, sapendo che le compagnie che gestiscono le utenze domestiche andranno a recuperare il credito, seppur con mezzi leciti. Che si tratti di luce, gas, acqua o telefono, in caso di omesso pagamento, le compagnie dovranno inviare sempre un primo sollecito all’utente, in genere si tratta di un avvertimento nella bolletta successiva alla voce “pagamenti precedenti” ove si ricorda che c’è un sospeso.

Se la morosità prosegue, la società invia una diffida con lettera raccomandata nella quale viene indicata la bolletta non ancora pagata ed il termine entro il quale si dovrà provvedere al saldo. In caso contrario, viene sospesa la fornitura.
Nel caso della luce, è prevista una graduale riduzione di potenza prima di lasciare l’utente completamente al buio.

L’esistenza di un credito nei confronti dell’utente consente alla compagnia, per massimo cinque anni dal mese in cui la bolletta doveva essere pagata, di agire per il recupero dello stesso, poi subentra la prescrizione. Ogni lettera di diffida, purché inviata con raccomandata a/r o con posta elettronica certificata (Pec), interrompe i termini di prescrizione e li fa ripartire da capo.

Di solito, il primo tentativo di recupero del credito viene effettuato mediante un call center, di solito sono società esterne, che in via bonaria chiede il pagamento. I solleciti verbale, talvolta, sono seguiti da una lettera di un avvocato con cui viene dato all’utente un ultimo perentorio termine per mettersi in regola.

Si può anche arrivare al decreto ingiuntivo, una procedura giudiziale che si svolge senza la presenza del debitore. Il giudice emette un ordine di pagamento che deve essere notificato al debitore nei 60 giorni successivi.

Il debitore ha 40 giorni di tempo per pagare o per opporsi ricorrendo ad un avvocato. L’opposizione instaura un giudizio vero e proprio nel corso del quale, tuttavia, è la società fornitrice a dover dimostrare il fondamento del proprio credito.

Se invece il debitore lascia decorrere i 40 giorni senza svolgere alcuna iniziativa, il decreto del giudice diventa definitivo e non può più essere contestato. Da questo momento il creditore può agire in via esecutiva. Prima di ciò, bisogna inviare al debitore l’atto di precetto con il quale vengono dati altri 10 giorni di tempo per pagare.A questo punto, il creditore può avviare il pignoramento dei beni mobili, dell’auto, del conto corrente, del quinto dello stipendio o della pensione.

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