Preventivo lavori di ristrutturazione non firmato: cosa succede se il prezzo aumenta

Preventivo lavori di ristrutturazione non firmato: cosa succede se il prezzo aumenta
Quando il preventivo lavori di ristrutturazione non firmato subisce un aumento delle spese il committente può contestare un un accordo solo verbale?

Prima di effettuare lavori di ristrutturazione, in linea di massima si chiede un preventivo di spesa, magari dettagliato e preciso ma, per troppa fretta o eccessiva fiducia in chi andrà ad eseguire i lavori, ci si accorda sull’esecuzione ma non si firma il preventivo.

Capita spesso a fine lavori che il preventivo venga disatteso, sia sul fronte dei prezzi che sulla qualità dei lavori. Si potrebbe contestare tutto ma il problema è che, di fatto, non c’è nulla di ufficiale, solo un preventivo che, seppur preciso, non è firmato dalle parti.

L’incarico ad un’impresa per l’esecuzione dei lavori deve essere inteso come comtratto di appalto stipulato anche se solo verbale. Il nostro ordinamento non impone necessariamente la forma scritta, ma sicuramente una scrittura privata rappresenta una garanzia per le parti. Le caratteristiche di un appalto verbale sono le stesse di uno scritto, ad esempio, la garanzia decennale per i difetti di costruzione da parte dell’appaltatore, il diritto di recesso unilaterale del committente, l’obbligo per questi di contestare eventuali vizi delle opere entro 60 giorni e di intraprendere l’azione legale entro 2 anni e via dicendo.

Il problema nascerà se dovessero sopraggiungere delle complicazioni di qualsiasi genere. Non essendoci alcun riscontro, entrambe le parti non avranno prove di quanto stabilito e, dunque, potrebbe essere impossibile rivendicare il proprio diritto davanti al giudice.

Quel che frequentemente accade è che, nel corso dei lavori di ristrutturazione, sia necessario effettuare opere non indicate nel preventivo che fanno salire le spese. Si tratta di veri e propri imprevisti che comunque determinano l’aumento del prezzo. Secondo il Codice civile, chi esegue i lavori non può aumentare il prezzo convenuto fino a massimo un sesto in caso di variazioni al progetto iniziale non ipotizzabili in partenza. La disciplina è valida sia per un contratto scritto che verbale.

Se però le parti non si accordano sull’entità delle variazioni al progetto ed al relativo corrispettivo, ciascuna delle due può rivolgersi al giudice che determinerà le correzioni necessarie per l’esecuzione dell’opera a regola d’arte. Se le variazioni sono di notevole entità, il committente può recedere dal contratto corrispondendo un equo indennizzo all’appaltatore per quanto da questi realizzato fino a quel momento.

Se dovessero sopraggiungere delle contestazioni sul prezzo concordato verbalmente solo ad opere eseguite, le fatture emesse dall’impresa che ha eseguito i lavori non dimostrano l’esistenza del credito. L’appaltatore può richiedere un decreto ingiuntivo e poi notificarlo al committente, ma questi può opporsi nei 40 giorni successivi. Sicuramente bisognerà provare l’esecuzione dei lavori ed il preventivo concordato. Sarà poi il giudice a determinare l’eventuale equo compenso per i lavori effettivamente svolti, chiedendo ad un consulente di valutare se l’esecuzione era a regola d’arte.

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