Distanze legali tra balconi ed edifici: nuovi chiarimenti della Cassazione

Distanze legali tra balconi ed edifici nuovi chiarimenti della Cassazione
Le distanze legali tra balconi ed edifici secondo un nuovo chiarimento della Corte di Cassazione, la presenza di balconi deve assicurare la possibilità di veduta

La distanza tra edifici e balconi è un tema molto discusso di cui spesso si è occupata la Corte di Cassazione che, solo qualche mese fa, ha spiegato che gli edifici separati da una via pubblica non devono rispettare le norme sulle distanze legali. Accade lo stesso anche per le costruzioni separate da un vicolo cieco o da una strada privata comunque al servizio della viabilità pubblica.

Recentemente, la Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un condominio che chiamava in causa una società immobiliare ritenendo che la convenuta aveva realizzato su un’area un fabbricato a confine con l’edificio condominiale, ma non rispettando la distanza stabilita dalla legge, nello specifico l’art. 9 del DM n. 1444/1968. Il Tribunale di Milano, sezione distaccata di Legnano rigettava la domanda ma la Corte d’Appello di Milano, con la sentenza n. 2123 del 18 maggio 2015, in accoglimento del gravame del condominio condannava la società convenuta a demolire ed arretrare le porzioni del fabbricato H, compresi i balconi sulle medesime aggettanti sino a garantire il rispetto della distanza di metri 10 dal frontistante condominio, secondo le indicazioni contenute nella CTU alle pagg. da 15 a 19, nonché al risarcimento del danno che quantificava nell’importo di 10.000,00 euro.

A stabilirlo è l’ordinanza n. 4834/2019 con la quale la Corte di Cassazione ha ricordato che la giurisprudenza della suprema Corte “ha costantemente ribadito che (cfr. da ultimo Cass. n. 26383/2016), poiché nella disciplina legale dei “rapporti di vicinato” l’obbligo di osservare nelle costruzioni determinate distanze sussiste solo in relazione alle vedute, e non anche alle luci, la dizione “pareti finestrate” contenuta in un regolamento edilizio che si ispiri all’art. 9 del d.nn. n. 1444 del 1968, il quale prescrive nelle sopraelevazioni la distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, non potrebbe che riferirsi esclusivamente alle pareti munite di finestre qualificabili come “vedute”, senza ricomprendere quelle sulle quali si aprono finestre cosiddette “lucifere” (conf. Cass. n. 6604/2012)”.

Deve quindi ritenersi “che anche la presenza di balconi assicuri la possibilità di veduta (cfr. da ultimo Cass. n. 8010/2018, a mente della quale con riferimento ai balconi, rispetto ad ogni lato di questo si hanno una veduta diretta, ovvero frontale, e due laterali o oblique, a seconda dell’ampiezza dell’angolo), e che quindi la loro presenza sul fronte del fabbricato impone l’applicazione della norma alla quale hanno fatto riferimento i giudici di merito”. (Fonte: Casa&Clima)

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