Sondaggio Bankitalia sul mercato delle abitazioni: c’è ancora ottimismo

Sondaggio Bankitalia sul mercato delle abitazioni c’è ancora ottimismo
Il sondaggio Bankitalia sul mercato delle abitazioni rivela che tra gli agenti immobiliari prevale ancora l’ottimismo, prospettive ancora favorevoli

Non sembra essere negativo il futuro per il mercato delle abitazioni su tutto il territorio nazionale. Secondo un sondaggio di Bankitalia, effettuato su un campione di 1.476 agenzie, le prospettive sono ancora positive.

La quota di agenti immobiliari che giudicano favorevoli le condizioni del proprio mercato di riferimento supera in misura importante quella di quanti ritengono che ci sia un peggioramento. Cresce la percentuale degli operatori di settore che indicano una flessione dei prezzi, che passa dal 17,7 al 19,3 per cento nel periodo analizzato. Stabile la percentuale di coloro che si aspettano un aumento. Le aspettative sull’evoluzione del mercato immobiliare nazionale restano nel complesso positive. Su un orizzonte di medio termine (due anni) le attese rimangono più ottimiste.

La quota di agenzie che hanno venduto almeno un’abitazione nel trimestre ottobre-dicembre dello scorso anno è scesa da 80,2 a 77,9 per cento. Gli immobili di metratura compresa fra 80 e 140 metri quadri sono stati il 51,4 per cento del totale, contro il 45,2 per cento per quelli più piccoli di 80 metri quadri, che tuttavia prevalgono nelle aree urbane e nel Centro Italia. Il 95,8 per cento delle case vendute sono in maggioranza abitabili ma parzialmente da ristrutturare (78,8 per cento contro 18,2 di quelle nuove o in ottimo stato), di tipologia economica o popolare (61,4 per cento, contro 34,5 per cento di quelle di tipologia civile o signorile). Sebbene la classe energetica sia in genere bassa, è proseguita la ricomposizione delle transazioni verso immobili relativamente più efficienti dal punto di vista energetico.

Si riduce la percentuale di agenzie che indicano un numero di nuovi incarichi a vendere superiore rispetto ai tre mesi precedenti. Tra le cause prevalenti di cessazione dell’incarico, i prezzi ritenuti troppo elevati (al 60,7 per cento, dal 53,8), mentre si riduce l’incidenza di agenti che ascrive il motivo della decadenza dell’incarico a proposte di acquisto a prezzi giudicati troppo bassi dal venditore (al 46,2 per cento, dal 48,0). Diminuisce anche la percentuale di operatori che attribuisce la decadenza degli incarichi alle difficoltà dei potenziali acquirenti nell’ottenere un mutuo (al 15,0, dal 16,5 dello scorso trimestre).

Il margine medio di sconto sui prezzi di vendita rispetto alle richieste iniziali del venditore si è ridotto al 10,5 per cento. I tempi di vendita si sono riportati su livelli in linea con quelli prevalenti dall’inizio del 2017 (a 7,2 mesi); la diminuzione è più accentuata nelle aree non urbane.

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