Interessi del mutuo e trasferimento all’estero: cosa succede per la detrazione

Interessi del mutuo e trasferimento all’estero cosa succede per la detrazione
Gli interessi del mutuo e trasferimento all’estero spiegati dall’Agenzia delle Entrate, la risposta alla domanda di un contribuente sulla eventuale perdita della detrazione

I contribuenti che èer l’acquisto dell’abitazione principale ricorrono all’ausilio di mutuo, hanno diritto alla detrazione degli interessi passivi ed i relativi oneri accessori.

Attualmente, sono detraibili al 19 per cento fino ad un limite massimo di 4 mila euro l’anno di interessi. Dello sconto fiscale possono usufruire coloro che acquistano una casa da adibire ad abitazione principale in dipendenza di mutui ipotecari. La detrazione, specialmente per i mutui più alti o nei primi anni, fa ottenere uno sconto massimo di 760 euro, che in molti casi corrisponde di fatto ad una rata mensile, ma allo Stato costa 1,03 miliardi di euro ogni anno.

Tra gli oneri accessori che si possono detrarre solo il primo anno del mutuo, ci sono la commissione dovuta alle banche per la loro attività di intermediazione, gli oneri fiscali (come anche l’imposta per l’iscrizione o la cancellazione di ipoteca), le spese notarili, le spese di istruttoria, le spese di perizia tecnica.

Il quesito posto da un contribuente, che deve trasferirsi all’estero per motivi di lavoro, riguarda la possibile perdita della detrazione per gli interessi passivi del mutuo. A rispondere è FiscoOggi, la rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate che spiega che non si perde il diritto ma che ci sono delle condizioni da rispettare: “Il diritto alla detrazione degli interessi passivi pagati in relazione ai mutui ipotecari stipulati per l’acquisto dell’abitazione principale (articolo 15, comma 1, lettera b, Tuir) non si perde in caso di trasferimento all’estero per motivi di lavoro, avvenuto dopo l’acquisto. A tal fine, però, è necessario che siano rispettate tutte le condizioni richieste dalla disciplina di riferimento, che permangano le esigenze lavorative che hanno determinato lo spostamento della dimora abituale e che il contribuente non abbia acquistato un immobile da adibire ad abitazione principale nello Stato estero di residenza (circolare n. 17/E del 20 aprile 2015)”.

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