Agevolazioni per acquistare una nuova abitazione principale: a quali si ha diritto

Agevolazioni per acquistare una nuova abitazione principale a quali si ha diritto
Chiarimenti sulle agevolazioni per acquistare una nuova abitazione principale anche in caso di comunione dei beni, l’Agenzia delle Entrate spiega quanto influisce sul bonus prima casa

Un contribuente si chiede se è possibile usufruire delle agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa anche se si tratta di una nuova abitazione principale acquistata in comunione dei beni.

A fornire una risposta è FiscoOggi, la rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate. Se un contribuente vende la casa che aveva acquistato usufruendo delle agevolazioni fiscali prima casa, nei cinque anni dall’acquisto, entro un anno dalla vendita, può acquistare un’altra abitazione con gli stessi benefici.

In questo caso si può beneficiare di un credito ai fini dell’imposta di registro e dell’Iva pari all’ammontare dell’imposta di registro, o dell’Iva, corrisposta in relazione al primo acquisto agevolato. Inoltre, si può beneficiare delle agevolazioni anche in caso di acquisto della nuova abitazione prima della vendita dell’immobile già posseduto che deve comunque avvenire entro un anno dalla data del nuovo acquisto.

Per quanto riguarda l’acquisto in comunione dei beni, l’Agenzia delle entrate ha spiegato che il credito ha natura personale. Infatti, compete al contribuente che, al momento dell’acquisizione agevolata dell’immobile, ovvero entro un anno dall’acquisto, abbia alienato la casa di abitazione da lui stesso acquistata con le agevolazioni.bDi conseguenza, se l’immobile alienato o quello acquisito risultino in comunione, il credito d’imposta deve essere imputato agli aventi diritto rispettando la percentuale della comunione.

Le agevolazione per l’acquisto della prima casa consentono al contribuente di risparmiare sulle imposte eccezion fatta per quelle di lusso inserite nella categoria catastale A1, A8 e A9, e se ci sono le condizioni adatte.

Acquistando da un privato o da un’azienda che vende in esenzione Iva, si deve versare l’imposta di registro del 2 per cento, anziché del 9 per cento, sul valore catastale dell’immobile, mentre le imposte ipotecaria e catastale si versano ognuna nella misura fissa di 50 euro. Se invece il venditore è un’impresa con vendita soggetta a Iva, l’acquirente dovrà versare l’imposta sul valore aggiunto, calcolata sul prezzo della cessione, pari al 4 per cento anziché al 10 per cento. Le imposte di registro, catastale e ipotecaria ammontano a 200 euro ciascuna.

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