Danni alle parti comuni del condominio: chi risarcisce le spese

Danni alle parti comuni del condominio chi risarcisce le spese
I danni alle parti comuni del condominio vanni risarciti, cosa dice la giurisprudenza in merito

In un condominio è frequente che si verifichino dei danni nelle parti comuni. Può essere la chiave spezzata nella serratura del portone o la vetrata dell’androne andata in frantumi per colpa di qualche condomino maldestro e frettoloso, ma anche per l’usura.

A questo punto, chi paga le spese per la riparazione o sostituzione delle parti danneggiate volontariamente o accidentalmente? A rispondere sono alcuni consigli forniti dalla giurisprudenza riportati da La legge per tutti.

Chi rompe paga ma non è detto che commetta reato. L’illecito penale di danneggiamento scatta se il bene si trova in un luogo pubblico oppure aperto al pubblico e che, per convenzione, non sia protetto da protezioni. In secondo luogo è necessario il cosiddetto dolo, ossia la malafede. In altri termini, deve esserci l’intenzione di rompere la serratura, il vetro o qualsiasi altra componente di un portone.

Anche se l’episodio si ripete spesso, in assenza di dolo non ci può essere un’incriminazione penale. Chi paga però la riparazione? La giurisprudenza viene incontro alla soluzione. L’assemblea di condominio non può addossare le spese a carico del responsabile. Non lo può fare senza un accordo espresso con questi o, in alternativa, senza intraprendere contro di lui un’azione civile di risarcimento del danno. In conclusione, la spesa sostenuta deve essere ripartita tra i condomini secondo millesimi. Pertanto, se un condomino rompe puntualmente il portone di ingresso, devono pagare tutti.

Se il danno è doloso, ossia in malafede, da uno dei condomini o da un terzo, si può querelare il responsabile entro 3 mesi dall’accertamento del fatto illecito. Ci deve essere, chiaramente, una prova, ad esempio, una testimonianza oculare o un filmato di una telecamera di controllo. Tuttavia, il giudizio penale non assicura il risarcimento del danno che deve essere richiesto in sede civile.

La Cassazione ha però ritenuto che, per reati la cui pena non superi 5 anni di reclusione, il procedimento penale può essere subito archiviato, senza applicazione della pena. Resta però ferma la macchia sul casellario giudiziale del colpevole e la possibilità di chiedere il risarcimento. È una norma del Codice Penale a prevedere tale possibilità, visto l’esiguità del danno arrecato.

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