Raccomanda di sfratto rifiutata dall’inquilino: come può agire il proprietario

Raccomanda di sfratto rifiutata dall’inquilino come può agire il proprietario
La raccomanda di sfratto rifiutata dall’inquilino allunga la procedura per rientrare in possesso dell’immobile, cosa può fare il proprietario

Per risolvere un contratto di locazione, il proprietario ha l’obbligo di informare con largo anticipo l’inquilino inviando una raccomandata con ricevuta di ritorno. Potrebbe sembrare tutto semplice, a patto che l’inquilino ritiri la raccomandata di sfratto.

E’ probabile che l’inquilino diventi irreperibile per guadagnare tempo, ritenendo che, ignorando la raccomandata di sfratto, il problema si superi. L’inquilino deve comunque sapere che, pur non ritirando la raccomandata, la notifica viene considerata valida anche se non ritirata. Per il proprietario, invece, si allungano molto i tempi per il recupero dell’immobile.

Anche se l’inquilino ignora la raccomandata di sfratto, la notifica della lettera non perde i suoi effetti legali. Il conduttore, infatti, può rifiutarsi di ritirare la raccomandata dal postino o dall’ufficio postale di competenza, ma la validità rimane anche quando la lettera torna nelle mani del mittente.

Il Codice civile, infatti, stabilisce che nel momento in cui la raccomandata arriva al domicilio del destinatario scatta la presunzione di conoscenza e, quindi, la lettera produce tutti gli effetti legali del caso, a meno che si dimostri l’impossibilità di ritirarla.

La burocrazia in Italia ha tempi molto lunghi. Trascsorso il tempo di giacenza della raccomandata nell’ufficio postale, vale a dire un mese, il proprietario dovrà fare l’atto di sfratto con la citazione e la data di udienza per la convalida. Se l’inquilino dovesse ignorare anche questa comunicazione, il passaggio successivo sarà l’iscrizione a ruolo dello sfratto, che comporta anche il pagamento di contributi unificati a carico del proprietario. L’importo varia a seconda della causa. Se l’inquilino è moroso, il valore si calcola sommando i canoni non pagati.

Nel frattempo, saranno trascorsi almeno due mesi. Il giorno dell’udienza di convalida può succedere che l’inquilino ignori per l’ennesima volta gli atti che arrivano a casa e non si presenti in tribunale oppure che si presenti ma non faccia opposizione. In questo caso, il giudice stabilisce la data dello sfratto. Tuttavia, l’inquilino può fare opposizione ed il proprietario dovrà accettare un tentativo di conciliazione. L’altra possibilità è che l’inquilino chieda 90 giorni di tempo per saldare i canoni arretrati.

I tempi si allungano e si arriva così a 5 mesi da quando l’inquilino ha ignorato la raccomandata di sfratto. Ma anche se l’inquilino non si presenta ed il giudice stabilisce lo sfratto, questo non potrà avvenire prima che sia trascorso un altro mese dall’udienza di convalida.

Ci sono 10 giorni per notificare l’atto di precetto sempre con raccomandata. Trascorsi i termini, se l’inquilino non ritira il preavviso di sfratto notificato dall’Ufficiale giudiziario, previa prenotazione della data, il proprietario, trascorsi ormai sei mesi, può cominciare a pensare di riavere l’immobile.

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