Danni subiti da terzi durante i lavori: la responsabilità secondo la Cassazione

Danni subiti da terzi durante i lavori la responsabilità secondo la Cassazione
Differenza tra i danni subiti da terzi durante i lavori, la Cassazione distngue tra danni causati da chi effettua i lavori e danni oggetto dell’appalto

La sentenza 23442/2018 emessa dalla Corte di Cassazione fa lun distinguo per quanto riguarda la differenza tra danni causati dalla cosa su cui vengono effettuati dei lavori ed i danni subiti da terzi.

Il caso preso in esame dai giudici, riguardava l’apertura di un cantiere per la realizzazione di una bretella stradale che aveva causato l’allagamento di un’abitazione. I lavori erano stati appaltati dal Comune.

Secondo il tribunale, la responsabilità era da imputare all’impresa appaltatrice tenuto conto che aveva svolto tutte le attività che avevano poi causato l’allagamento. Di parere contrario la Corte di Cassazione che riteneva responsabile anche il committente, vale a dire il Comune, dato che aveva affidato i lavori all’appaltatore risultando, dunque, essere il garante. Il committente può essere esonerato solo se il danno è provocato da un caso fortuito.

I giudici hanno voluto specificare che rientrano nell’esercizio dei poteri del custode le vicende che riguardano l’utilizzazione della cosa e l’affidamento ad un appaltatore dell’attività di manutenzione e/o di esecuzione di opere di modifica sulla stessa,

La conclusione della Corte di Cassazione è che il committente non potrà mai essere esonerato dalla responsabilità per i danni causati a terzi dalla cosa in seguito alle modifiche a questa apportate dall’attività svolta dall’appaltatore, ma sarà lui a dover dimostrare che l’attività dell’appaltatore sia di fatto qualificabile come caso fortuito.

In buona sostanza, va fatta una distinzione tra i danni derivanti dall’attività dell’appaltatore ed i danni derivanti dalla cosa oggetto dell’appalto.

Nel primo caso, la responsabilità ricade su chi sta realizzando o ha realizzato i lavori poiché opera in autonomia rispetto al committente. Nel secondo caso, anche se i danni sono determinati dalle modifiche e dagli interventi posti in essere dall’appaltatore, ne risponde anche il committente perché “l’appalto e l’autonomia dell’appaltatore non escludono la permanenza della qualità di custode della cosa da parte del committente”. Per non essere coinvolto in alcun modo, il committente deve dimostrare che l’appaltatore è l’unico rispensabile, mentre non è sufficiente provare la stipulazione dell’appalto.

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