Telecamera di videosorveglianza per proteggere la casa: cosa dice la legge

Telecamera di videosorveglianza in condominio cosa dice la legge
L’installazione di una telecamera di videosorveglianza per proteggere la casa è consentita, ma è vietato riprendere le scale, il pianerottolo, la porta del vicino o la strada

Per mettere al sicuro la propria casa dagli sgraditi intrusi, è possibile installare una telecamera di videosorveglianza, ma bisogna rispettare anche la privacy di chi non gradisce essere ripreso.

La telecamera può essere collegata ad un istituto di vigilanza privata o al proprio cellulare. Tuttavia, ci sono delle regole da rispettare, in particolar modo se la si colloca in un condominio. E’ dunque fatto obbligo fare molta attenzione alla regolazione dell’angolo di visuale dell’obiettivo, per non incorrere nel reato di interferenza nella vita privata altrui e l’illecito trattamento dei dati senza consenso.

Come spiega La legge per tutti, se la telecamera di videosorveglianza viene installata nel proprio appartamento, non è necessario il permesso dell’assemblea o dell’amministratore. Viceversa, quando la telecamera è installata dal condominio ed è puntata sulle parti comuni ove tutti transitano, è necessario il consenso della maggioranza degli intervenuti all’assemblea in rappresentanza di almeno 500 millesimi.

Il Garante della Privacy ha stabilito che la presenza di un sistema di videosorveglianza dev’essere segnalata da un cartello recante il simbolo di una telecamera e la dicitura “Area videosorvegliata” seguita dall’indicazione “La registrazione è effettuata da… per fini di … – Art. 13 del codice in materia di protezione dei dati personali (D. Lgs. 30/6/2003, n. 196)”. La conservazione delle immagini registrate non può superare le 24 ore, salvo speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione ad indagini.

Se ad installare una telecamera è il singolo proprietario di un appartamento, è necessario che sia puntata unicamente sul proprio immobile o sulle relative pertinenze. L’angolo di ripresa dell’obiettivo non può mai finire sulle parti comuni o sulla proprietà del vicino, anche se le immagini non vengono registrate. Per poter riprendere le parti comuni, il condomino deve farsi autorizzare dall’assemblea ed ottenere il consenso di tutti gli altri condomini.

Per quanto riguarda l’angolo di ripresa, l’impianto di videosorveglianza puntato sul proprio zerbino, ma a 60 gradi, finisce per inquadrare anche il vicino di casa. Pertanto, è importante l’inclinazione. Secondo il tribunale di Bergamo, anche a 45 gradi una telecamera è illegale e va rimossa in quanto rivela quando una persona entra o esce da casa. Bisogna pertanto evitare di riprendere le porte di ingresso dei vicini, le loro pertinenze, le finestre ed i giardini.

La sentenza ha chiarito che gli impianti di videosorveglianza vanno rimossi anche se inquadrano soltanto i piedi di coloro che percorrono la strada comune, se la qualità delle immagini è scarsa e se l’obiettivo è puntato verso la strada, oggetto di servitù di passaggio.

Per le ville, invece, il problema è che la telecamera riprenda la strada pubblica. La giurisprudenza ha stabilito che strade e aree pubbliche non possono essere riprese da una telecamera di videosorveglianza. In caso contrario, può scattare, oltre al procedimento penale, anche l’obbligo di rimozione ed il risarcimento del danno.

Il Gdpr, ossia il nuovo regolamento europeo sulla privacy, ha però previsto una deroga se sussistono seri motivi di sicurezza quando, ad esempio, se in una casa sono già entrati i ladri o quando non vi sono cancelli tali da contrastare eventuali malintenzionati.

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