Sospensione acqua al condomino moroso: cosa dice la legge

Sospensione acqua al condomino moroso cosa dice la legge
La sospensione acqua al condomino moroso si può fare? L’amministratore ha il potere di sospendere le utenze?

In quasi tutti i condomini c’è sempre qualcuno che non paga le spese condominiali a discapito degli altri che devono sobbarcarsi ulteriori impegni economici.

Come è noto, recuperare le somme impagate è molto difficile e procedere con un pignoramento immobiliare è lungo e non sempre fruttuoso. Pertanto, se dopo un tentativo di accordo bonario non si riesce nell’intento, per risolvere il problema si passa alle maniere forti, ad esmpio, l’amministratore potrebbe staccare l’acqua ed impedire al condòmino moroso di usufruire degli altri servizi “suscettibili di utilizzo separato”, quelli cioè il cui impiego può essere interdetto solo ad alcuni soggetti e non ad altri. Come spiega La legge per tutti in merito alla possibilità di agire in tal senso, la giurisprudenza si muove tra posizioni contrapposte.

Senza necessariamente ricorrere al Codice Civile, l’acqua è da considerarsi un bene vitale. Tanto è vero che la legge prevede, per i soggetti con gravi difficoltà economiche, il diritto ad ottenere 50 litri al giorno gratuitamente. Pertanto, nessuno può staccare l’acqua al condòmino moroso senza l’autorizzazione del giudice. Ci si può rivalere per recuperare le somme, semmai, sul divieto per i morosi di utilizzare il parcheggio, l’ascensore, gli eventuali impianti sportivi e la piscina. Qualcuno parla anche di impiego del citofono, disattivando il segnale elettronico che parte in corrispondenza solo di alcuni appartamenti.

Bene vitale potrebbe essere considerato anche il riscaldamento, anche il condomino moroso non può vivere senza calore. Per quanto riguarda la sospensione dell’acqua, comunque, va detto che se l’erogazione è condominiale si può agire. Discorso diverso è se il condòmino ha un proprio contratto ed un impianto autonomo, in questo caso l’amministratore non ha alcun potere di intervento.

Il distacco dell’acqua al condòmino moroso è inoltre possibile solo se non determina un danno agli altri proprietari. Ed ancora, la morosità deve persistere da almeno sei mesi dalla chiusura dell’esercizio in cui si è verificato l’inadempimento oppure dal giorno dell’approvazione in sede assembleare del rendiconto-consuntivo relativo all’esercizio appena chiuso.

Per evitare querele, molti amministratori non agiscono direttamente ma preferiscono presentare prima un ricorso d’urgenza al giudice (ex articolo 700 del codice di procedura civile) affinché ordini il pagamento delle somme dovute e, nello stesso tempo, autorizzi l’amministratore al blocco dei tubi che portano l’acqua all’appartamento incriminato. Con la copertura data dall’ordinanza del tribunale, l’amministratore non rischia più alcuna contestazione da parte del condòmino moroso.