Acquisto casa con donazione dei genitori: entra in comunione dei beni

Acquisto casa con donazione dei genitori entra in comunione dei beni
L’acquisto casa con donazione dei genitori entra in comunione dei beni con l’altro coniuge? Cosa succede in caso di separazione?

Succede spesso che i genitori aiutino i figli ad acquistare la prima casa in vista del matrimonio. La donazione avviene tramite bonifico e non pagando il venditore. Dopo qualche anno, però, subentra una separazione ed essendo in regime di comunione dei beni, si pone il problema della divisione di quanto è stato acquistato durante il matrimonio.

Il problema principale è la divisione della casa che è stata acquistata grazie ad una donazione dei genitori. In questo caso, ricordando che c’è una comunione dei beni, cosa accade? Rientra nella comunione?

La legge per tutti riporta una recente sentenza della Cassazione che ha chiarito eventuali dubbi sull’acquisto di una casa comprata con i soldi dei genitori e l’eventuale comunione dei beni.

Nello specifico, si definisce donazione indiretta se i genitori versano sul conto del figlio una somma di denaro per acquistare un appartamento o altro. In questo tipo di donazione non è necessario la presenza del notaio o di testimoni. Si chiama donazione indiretta per distinguerla da quella diretta in cui il donante intesta direttamente il bene al donatario.

Il Codice Civile stabilisce che non fanno parte della comunione legale dei coniugi i beni ottenuti, anche dopo il matrimonio, con donazioni o eredità (salvo che nell’atto di donazione o nel testamento sia specificato che essi sono attribuiti a entrambi i coniugi in comunione). Il denaro versato sul conto costituisce un regalo che non va diviso con l’altro coniuge.

Non entrano inoltre in comunione i beni acquisiti con “il prezzo del trasferimento dei beni personali” elencati dal codice civile (ivi compresi quelli ottenuti in donazione o col testamento) o col loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto.

Tuttavia, la teoria che la casa comprata con i soldi ottenuti in donazione non entri nella comunione non trova concorde la Cassazione, non almeno se nell’atto di acquisto non viene specificata la riserva di proprietà. Difatti, nel momento in cui uno dei due coniugi decide di comprare un immobile e lo fa con i soldi presenti sul suo conto, ma non specifica nel rogito che si tratta di soldi ottenuti in donazione, l’atto di acquisto comporta l’estensione del 50 per cento della proprietà anche all’altro coniuge, in applicazione delle norme sulla comunione.

In conclusione, la casa acquistata con i soldi dei genitori entra in comunione legale dei beni anche se l’atto non rispetta la forma della donazione. Infatti il beneficiario della donazione che ha consentito alla cointestazione dell’immobile al proprio coniuge effettua una liberalità nei confronti di quest’ultimo e non può chiedere di dichiarare l’atto inefficace.