Cointestazione mutuo a coppie non sposate: tutto quel che bisogna sapere

Cointestazione mutuo a coppie non sposate tutto quel che bisogna sapere
Cosa bisogna sapere sulla cointestazione mutuo a coppie non sposate, le agevolazioni fiscali e tutto quel che è necessario sapere sulle coppie conviventi che non hanno contratto matrimonio

In tempi moderni, il matrimonio non sembra essere più una priorità per le coppie che decidono di intraprendere un percorso di vita insieme, lungo o breve che sia.

Decidendo di acquistare una casa, nella maggior parte dei casi, si ricorre all’ausilio di un mutuo cointestato. In passato, erano molte le difficoltà ma, con l’entrata in vigore della legge Cirinnà nel 2016, le cose sono molto cambiate.

Fino ad allora, gli ostacoli per la cointestazione di un mutuo per una coppia non sposata, riguardavano sia le detrazioni fiscali a cui si ha diritto nell’acquisto della prima casa, sia dal punto di vista dei diritti sull’abitazione in caso di separazione. La legge non consentiva la scelta di un regime patrimoniale di comunione dei beni, l’unica soluzione per le coppie non sposate era la cointestazione dell’abitazione.

Il grosso problema nasceva quando il nuovo nucleo familiare poteva contare su un solo reddito, una situazione piuttosto comune, dunque, la soluzione era l’intestazione del mutuo ad una sola persona, così da poter beneficiare anche delle detrazioni fiscali. Rimaneva, tuttavia, in sospeso la questione dei diritti in caso di separazione per uno dei due conviventi.

La legge Cirinnà ha introdotto la possibilità di stipulare un contratto di unione civile, che include la comunione dei beni anche per i conviventi di fatto. In pratica, si può regolare tutto ciò che riguarda la questione patrimoniale attraverso un contratto di convivenza che specifichi la scelta tra comunione e separazione dei beni. In tal modo, vengono superati gli ostacoli della cointestazione del mutuo e dei diritti reciproci. Il contratto può essere redatto in atto pubblico o privato, di fronte ad un notaio o ad un avvocato.

Una importante novità che riguarda una coppia convivente, è che alla morte del proprietario dell’abitazione il convivente superstite conserva il diritto di abitare nella casa comune a partire da due anni e fino a cinque in base alla durata della convivenza. In caso di figli minori o disabili il periodo minimo di diritto alla permanenza si alza a tre anni.