Detrazione Irpef convivente more uxorio: il diritto per il recupero edilizio

Detrazione Irpef convivente more uxorio il diritto per il recupero edilizio
La detrazione Irpef convivente more uxorio è possibile in caso di recupero del patrimonio edilizio, i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Per il recupero del patrimonio edilizio, come risaputo, il contribuente ha diritto alla detrazione Irpef, ma non sempre è così chiaro dedurre chi ne abbia diritto a meno, ad esempio, in caso di convivenza di una coppia non sposata.

Nello specifico, la domanda posta all’Agenzia delle Entrate riguardava il diritto del convivente more uxorio ad ottenere il beneficio fiscale per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio. La risposta è arrivata da FiscoOggi, la rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate: “Per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2016, la detrazione Irpef relativa agli interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir) spetta anche al convivente more uxorio del possessore o detentore dell’immobile, anche in assenza di un contratto di comodato. La disponibilità dell’immobile da parte del convivente risulta, infatti, insita nella convivenza che si esplica ai sensi della legge 76/2016 (“legge Cirinnà”). Ne consegue che il convivente more uxorio che sostiene le spese ha diritto a fruire della detrazione al pari dei familiari conviventi. Egli, quindi, può beneficiare della detrazione anche per le spese sostenute per interventi effettuati su una delle abitazioni nelle quali si esplica il rapporto di convivenza, anche se diversa dall’abitazione principale della coppia. La legge Cirinnà, per l’accertamento della “stabile convivenza” richiama il concetto di famiglia anagrafica (cfr Dpr 223/1989): ne consegue che tale status può risultare dai registri anagrafici o essere oggetto di autocertificazione (risoluzione n. 64/E del 28 luglio 2016 e circolare n. 7/E del 27 aprile 2018, pagine 217-218)”.

La convivenza more uxorio è stata ufficializzata dalla legge Cirinnà nel 2016. Si tratta di un vero e proprio contratto di convivenza, valido sia per coppie eterosessuali che omosessuali, con tanto di diritti e di doveri. Il contratto deve essere registrato presso l’ufficio anagrafe del Comune di residenza e, a differenza del classico matrimonio, stabilisce quanto deve apportare ciascuno alle necessità della famiglia sia durante la convivenza sia nel caso in cui questa finisse. Quindi, suppone il passo definitivo per vivere insieme ed essere riconosciuti come coppia di fatto.