Imu e Tasi in ritardo: le sanzioni ed il ravvedimento operoso

Imu e Tasi in ritardo le sanzioni ed il ravvedimento operoso
Imu e Tasi in ritardo come fare per pagare la prima rata, le sanzioni da applicare, la possibilità di rimediare con il Ravvedimento operoso fino ad un massimo di un anno di ritardo

E’ ormai scaduto il termine per il pagamento della prima rata di Imu e Tasi fissato per il 18 giugno. La seconda rata delle imposte sulla casa, come noto, dovrà essere versata il 17 dicembre prossimo. Nelle casse dei Comuni saranno trasferiti circa 10 miliardi di euro.

Ma cosa succede se il contribuente non ha pagato la prima rata entro il termine fissato? Naturalmente, sono previste delle sanzioni, il cui importo varia a seconda del tempo impiegato per regolarizzare la propria posizione con il Fisco.

Il contribuente ritardatario, può comunque rimediare avendo a disposizione il Ravvedimento operoso, uno strumento che consente di regolarizzare la propria posizione pagando una somma maggiore ma sicuramente in percentuale inferiore rispetto alla sanzione vera e propria. Tuttavia, il contribuente ha solo un anno di tempo per versare quanto dovuto maggiorato di interessi e sanzioni.

Ci sono quattro tipi di Ravvedimento e, nel caso non si approfittasse di queste quattro possibilità, dovrà versare la sanzione per intero pari al 30 per cento dell’imposta non versata.

  • Ravvedimento sprint: per un ritardo fino a 14 giorni la sanzione è dello 0,2 per cento al giorno fino a un massimo del 2,8 per cento per 14 giorni di ritardo più gli interessi.
  • Ravvedimento breve: per un ritardo dal 15mo fino al 30mo giorno, la sanzione da applicare sarà pari al 3 per cento più gli interessi da calcolare (aliquota dello 0,5 per cento annuo).
  • Ravvedimento medio: per versamenti successivi al 30mo giorno e fino al 90mo, in questo caso è prevista una sanzione fissa del 3,33 per cento dell’importo da versare più gli interessi giornalieri calcolati sul tasso di riferimento annuale.
  • Ravvedimento lungo: ritardo dal 31mo giorno fino ad un anno. La sanzione è del 3,75 per cento più gli interessi, da calcolarsi al saggio legale annuo dello 0,5 per cento.

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