Affitto breve o affitto tradizionale: quale conviene scegliere

Affitto breve o affitto tradizionale quale conviene scegliere
La scelta tra affitto breve o affitto tradizionale è importante per i proprietari, gli affitti brevi sono in continua crescita e sono vantaggiosi per tutti

I proprietari di casa che hanno scelto di mettere a reddito un’abitazione preferendo l’affitto breve a quello tradizionale sono molti. Una soluzione che presenta molti vantaggi per il proprietario ma anche per l’intera economia.

Per capire se l’affitto breve convenga o meno, è sufficiente fare un confronto con un affitto tradizionale. Secondo alcune stime, la messa a reddito di un appartamento in una grande città utilizzando un contratto di locazione tradizionale può rendere in media il 4,6 per cento lordo. Come spiega La legge per tutti, su un valore dell’immobile di 150mila euro l’affitto può far guadagnare circa 6.900 euro annui.

Le potenzialità dell’affitto breve sono molto più alte. Ad esempio, per una casa in zona centrale a Roma o a Milano i prezzi di permanenza giornalieri possono oscillare dagli 80 ai 200 euro a giornata, a Firenze il costo medio è di circa 110 euro, a Napoli si arriva a 100 euro, 85 euro circa a Torino. Dall’affitto breve si può ottenere una rendita media annua di 13mila euro.

Naturalmente, molto dipende dalla stagionalità, dallo stato dell’appartamento, dal livello di servizi nel territorio e dalla capacità dei proprietari di promuovere l’immobile. In alcune città a forte attrattiva turistica come Roma, Milano, Torino, Firenze o Napoli il fenomeno dell’affitto breve sta diventando sempre più diffuso. Lo stesso discorso vale anche per cittadine più piccole affacciate sul mare o in montagna.

Aumentano i proprietari che decidono di affittare in periodi particolarmente intensi, sia estivi che invernali, una o più stanze del proprio appartamento o una seconda casa. Del resto, la domanda dei turisti è molto forte in alternativa all’albergo. Le motivazioni sono molto semplici, si può arrotondare il reddito mensile e sostenere le spese che gravano sull’immobile come l’Imu, la Tasi, la Tari.

Qualunque forma di affitto, anche se breve, va comunque regolarmente registrata salvo che non si superino i 30 giorni di permanenza. Questo significa che per visite di pochi giorni si risparmia l’imposta di bollo. Se tra le stesse parti sono stati stipulati più contratti di locazione turistica per diversi periodi, ciascuno 30 giorni, la cui durata complessiva sia però superiore ai 30 giorni nell’arco dell’anno solare, sussiste obbligo di registrazione.

Se il soggiorno supera i 30 giorni, si tratta di affitto breve non turistico ed il locatore, entro 48 ore dalla consegna dell’immobile, deve provvedere ad effettuare la relativa denuncia presso l’autorità locale di pubblica sicurezza o presso il sindaco. Tale denuncia deve essere sempre effettuata, indipendentemente dalla durata della locazione, quando l’affitto è predisposto in favore di cittadini extra europei o apolidi.

L’opzione della cedolare secca è applicabile per entrambi i tipi di contratto, sia breve che tradizionale, tuttavia, l’aliquota applicabile è del 21 per cento sull’intero importo del canone, poiché l’aliquota agevolata del 10 per cento è riservata agli affitti a canone concordato.