Pignoramento case e terreni per debiti con il Fisco: come funziona

Pignoramento case e terreni per debiti con il Fisco come funziona
Il pignoramento case e terreni per debiti con il Fisco segue determinate procedure, la vendita all’asta degli immobili

Il contribuente che accumula debiti con il Fisco ed è proprietario di case e terreni, corre il rischio di pignoramento dei beni in proporzione alle somme dovute ma nel rispetto di una particolare procedura. L’esecuzione forzata in caso di debito esattoriale avviene senza il controllo di un giudice e in assenza di udienze in Tribunale.

Innanzitutto, spiega La legge per tutti, c’è una differenza tra pignoramento ed ipoteca. Il pignoramento esattoriale è legittimo solo se preceduto da iscrizione dell’ipoteca, quest’ultima rappresenta la garanzia per il creditore che la iscrive per primo portandosi in vantaggio rispetto a tutti gli altri eventuali creditori. Se per i debiti privati non esistono vincoli per pignorare i beni, diverso è il caso dei debiti fiscali che implica numerose condizioni.

Per rischiare il pignoramento immobiliare, il debitore deve avere un debito per cartelle scadute (ossia notificate da più di 60 giorni) di almeno 120mila euro. Per scongiurare il pignoramento immobiliare, il debitore può sempre pagare solo una parte dell’importo per far scendere la passività al di sotto del limite stabilito dalla legge.

Impugnare una cartella esattoriale non comporta l’esclusione della stessa dal calcolo del valore minimo per procedere al pignoramento, l’unica soluzione è chiedere la rateazione del debito per far sì che l’Agenzia Entrate Riscossione non avvii alcun procedimento di esecuzione forzata.

In secondo luogo, per rischiare il pignoramento immobiliare per debiti fiscali è necessario che la somma del valore di tutti i beni immobili di proprietà del contribuente (anche solo per quote) superi 120mila euro. Chi ha due terreni, di valore pari a 25mila euro l’uno, non può mai rischiare l’esecuzione forzata. Inoltre, nessun pignoramento è possibile se il contribuente è proprietario di un unico immobile adibito a casa di residenza di civile abitazione e considerata non di lusso. Tuttavia, se si eredita, ad esempio, una quota di un altro immobile, si rischia il pignoramento di entrambi gli immobili essendo venuta meno la condizione per l’impignorabilità della prima casa.

Per poter avviare il pignoramento immobiliare per debiti fiscali è necessario che l’Agente della Riscossione abbia previamente iscritto un’ipoteca sull’immobile da pignorare e da tale momento siano decorsi almeno sei mesi.

Prima dell’ipoteca è necessario che il contribuente riceva un preavviso con raccomandata a/r o con posta elettronica certificata. Dopo la consegna del preavviso devono decorrere almeno 30 giorni prima di poter procedere all’iscrizione dell’ipoteca nei pubblici registri immobiliari.

L’ipoteca essere autonomamente iscritta solo se il debito è superiore a 20mila euro. Ne consegue che se il debito è superiore a 20mila euro ma inferiore a 120mila euro, essendo vietato il pignoramento al di sotto di questa soglia, tutto ciò che può fare l’esattore è conservare l’ipoteca, non potendo però promuovere l’asta. Pertanto, in tali situazioni, l’Agente della riscossione iscrive l’ipoteca a solo titolo di garanzia. Decorsi 6 mesi dall’iscrizione ed in mancanza di saldo del debito, l’Esattore può procedere al pignoramento.

La principale caratteristica del pignoramento per debiti fiscali è che si svolge al di fuori del Tribunale, senza comparizione delle parti e senza valutazione dell’immobile da parte di un perito nominato dal giudice. Inoltre, le funzioni dell’ufficiale giudiziario sono svolte dall’ufficiale della riscossione. Infine, non esiste un vero e proprio atto di pignoramento in quanto l’Agente della Riscossione notifica un unico atto (avviso di vendita) con il quale effettua il pignoramento.

L’avviso di vendita dà il via alla procedura esecutiva vera e propria. Esso sostituisce il cosiddetto atto di pignoramento che invece viene notificato nelle procedure ordinarie tra privati.

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