Riforma del catasto: immobili d’oro, tasse cinque volte più alte

Riforma del catasto immobili d’oro, tasse cinque volte più alte
La riforma del catasto potrebbe essere una vera e propria stangata per gli italiani, soprattutto in centro città, tasse cinque volte più alte

Da tempo si parla della riforma del catasto ma, ad oggi, si è rivelata essere un nulla di fatto. Il nuovo Governo che, almeno per il momento appare essere un miraggio, dovrà incaricarsene. Comunque sia, il condizionale è d’obbligo, la riforma del catasto potrebbe moltiplicare il valore delle case nelle grandi città e con esso anche il conto del Fisco.

La riforma del catasto, che prevede la convergenza tra fisco e mercato, si è bloccata di fronte all’evidenza che non si potrebbero più applicare le aliquote ora in vigore se non si vuole impoverire ancora di più famiglie e imprese e dare il colpo di grazia al mercato immobiliare. Le previsioni sono a dir poco allarmanti, si potrebbe arrivare fino a cinque volte di più in centro città, e non sarà certo più tranquilla la periferia con almeno il doppio. Come riporta il Corriere della Sera, se il calcolo fosse in base ai valori di mercato, a Milano schizzerebbero alle stelle. La riforma del catasto, che prevede la convergenza tra fisco e mercato, è per il momento stand by, poiché appare evidente che non si potrebbero più applicare le aliquote ora in vigore che significherebbe impoverire ulteriormente sia le famiglie, sia le imprese e dare il colpo di grazia al mercato immobiliare.

Il compito del nuovo Governo non sarà semplice e dovrà attentamente valutare se dover mantenere lo status quo e questo significa continuare a mantenere in vita l’ingiustizia diretta conseguenza di una situazione che, per quanto riguarda gli estimi in vigore, è ferma a trent’anni fa e da allora le cose sono molto cambiate. L’alternativa è rendere i nuovi valori sostenibili ma bisognerà escogitare una soluzione consona, quasi geniale, o almeno questo si spera per evitare un vero e proprio salasso.

La riforma del castasto avrà ripercussioni sul valore delle case nelle grandi città, sia in centro che in periferia. L’altro aspetto riguarda l’aumento delle tasse. Se le tasse sugli immobili fossero calcolate sui valori di mercato, gli imponibili fiscali potrebbero raddoppiare in periferia e arrivare fino a cinque volte di più in centro. Da una sperimentazione della riforma del catasto a Roma e Milano,il valore di mercato aumenta di oltre un terzo, ma è anche vero che aumentano anche Tasi e Imu.

Il Corriere della Sera ha confrontato le quotazioni a Milano relative al secondo semestre dello scorso anno con gli estimi catastali in vigore. L’ipotesi era di un contribuente proprietario di una prima casa e, quindi con esenzione Imu, e considerando l’imponibile ai fini delle imposte di trasferimento (l’imposta di registro si paga sul minor valore tra l’imponibile fiscale ed il prezzo reale di acquisto). Per il non residenziale si è considerato l’imponibile ai fini Imu e non quelle di acquisto perché già ora le imposte sono computate sul prezzo reale.

Per le case di pregio lo scarto tra mercato e fisco arriva a superare nelle aree di maggior valore anche il 400 per cento. Per quelle di tipo civile (accatastate come A2) di finitura media in zona residenziale si supera il 300 per cento, mentre per gli alloggi di più modesto valore in periferia e in classe A3 il gap supera il 100 per cento.

Sul fronte del non residenziale, la differenza tra valore attuale e imponibile Imu per gli uffici nelle aree di pregio arriva fino al 100 per cento, ma tende ad annullarsi in periferia. Per i negozi, eccezion fatta per Vittorio Emanuele ed il Quadrilatero, l’imponibile fiscale è addirittura superiore al valore. Il Corriere della Sera, però, specificata che il valore di mercato indicato dall’Agenzia delle Entrate per queste zone al top è lontanissimo da quello reale: secondo il listino il costo massimo infatti è di 21.400 euro al metro quadrato, mentre in Monte Napoleone i prezzi sono almeno cinque volte superiori.