Riduzione Tari per la casa di villeggiatura: quando è legittimo chiederla

Riduzione Tari per la casa di villeggiatura quando è legittimo chiederla
E’ legittimo chiedere la riduzione Tari per la casa di villeggiatura, l’imposta sulla spazzatura non va pagata in misura piena se la casa non è abitata per gran parte dell’anno

Quando si devono pagare le tasse, non è mai un momento che si aspetta con chissà quale piacere. Fra quelle che molto pesano nelle tasche degli italiani, c’è la Tari, l’imposta comunale sulla spazzatura, che si paga anche per la seconda casa ad uso villeggiatura.

Come riporta La legge per tutti, da oggi possono gioire coloro che hanno una seconda casa che utilizzano solo per brevi periodi durante l’anno, sembra che sia legittimo ottenere una riduzione del 30 per cento. La notizia interessa proprio coloro che, pur non essendo residenti, sono costretti a versare lo stesso importo cui sono tenuti i residenti.

Spesso, chiedendo spiegazioni al Comune, ci si sente rispondere che l’imposta è dovuta da tutti nella stessa misura, residenti e non, prime e seconde case, a prescindere dal numero di mesi in cui si abita l’immobile. Ebbene, da qualche giorno si è creato un nuovo precedente giurisprudenziale in materia di Tari, secondo il quale va ridotta l’imposta rifiuti per la seconda casa uso villeggiatura quando si tratta di immobile disabitato durante l’inverno e il proprietario non è residente.

A dirlo è la Commissione Tributaria Provinciale di Massa Carrara, sicuramente una sentenza unica nel suo genere visto che, in gran parte, gli enti comunali hanno sempre avuto il pieno potere di fissare le tariffe, secondo i propri regolamenti.

Il principio su cui si basa la Tari, è quello di “chi inquina paga”. Sulla scorta di questa affermazione e dei principi costituzionali di equità e capacità contributiva, la Tari “piena” può essere applicata solo ai residenti, mentre è illegittima la stessa tariffa applica anche ai non residenti che in gran parte dell’anno non utilizzano la casa e, dunque, producono meno rifiuti.

Il caso riguarda un contribuente del comune di Massa Carrara che aveva ricevuto gli inviti di pagamento della tassa rifiuti per una seconda casa utilizzata esclusivamente per la villeggiatura estiva. La Ctp di Massa Carrara, previa disapplicazione del regolamento Tari comunale, ha parzialmente annullato il pagamento della Tari per gli anni 2014 e 2015, ritenendo congruo applicare sulla cosiddetta quota variabile una riduzione del 30 per cento. Nello specifico, la tariffa era stata calcolata in via presuntiva su una stima del rapporto mq/abitanti dell’immobile.

Per la prima volta un Giudice è entrato nel merito di una scelta amministrativa (di solito insindacabile), stabilendo che, basandosi sul principio del chi inquina paga, se il contribuente non vi abita, di rifiuti non ne produce e, dunque, chiedere il pagamento è illegittimo.

Del resto, è la stessa Unione Europea che stabilisce che il prelievo sui rifiuti deve essere ricollegato all’effettiva produzione. La sentenza stabilisce che il potere regolamentare dei Comuni va esercitato nel rispetto di tale principio. Anche la legge italiana va nella stessa direzione, l’ente locale deve richiedere il pagamento in base alla quantità e qualità dei rifiuti prodotti.

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