Condhotel al via anche in Italia: a metà strada fra albergo e condominio

Condhotel al via anche in Italia a metà strada fra albergo e condominio
Manca poco per il condhotel al via anche in Italia, il 21 marzo saranno attive le nuove strutture alberghiere che affittano anche appartamenti, la convivenza di hotel e residenze

Mancano ormai poche ore ed anche in Italia approderanno i condhotel, strutture alberghiere per turisti già molto utilizzate all’estero. Le nuove disposizioni, che entreranno in vigore dal 21 marzo, sono state introdotte dal decreto “Sblocca Italia” (Legge 164/2014), già pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Ma cos’è esattamente il condhotel o condo hotel come lo chiamano negli Stati Uniti? Si tratta, in buona sostanza, della possibilità per gli alberghi di affittare anche appartamenti. Una vera e propria rivoluzione che rende possibile la convivenza tra funzione alberghiera e residenziale.

Di fatto, gli hotel hanno la possibilità di riservare parte del proprio edificio ad abitazioni da vendere ai privati e affittare per le vacanze per conto dei proprietari, ma potranno anche aggregare alla propria struttura case nei dintorni. Tuttavia, per essere definiti tali, i condhotel dovranno rispettare alcune regole.

La particolarità del condhotel, è proprio la convivenza tra funzione alberghiera e residenziale. La struttura dovrà essere composta da almeno sette camere destinate all’attività ricettiva e da altre unità abitative ad uso residenziale oltre ad qualifica di tre stelle.

L’estensione degli appartamenti potrà essere al massimo il 40 per cento di quella delle camere, ciascuna abitazione dovrà avere una cucina. Le case possono trovarsi sia nello stesso edificio del condhotel, sia nei dintorni, entro un raggio di 200 metri lineari dall’edificio alberghiero. È richiesta una gestione unitaria e una portineria unica, per ospiti e inquilini, e una gestione sola di camere e appartamenti, con un contratto minimo di dieci anni.

Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ha sintetizzato: “Il condhotel può nascere sia dalla trasformazione in appartamenti di una porzione di un albergo esistente (non più del 40 per cento della superficie) sia dall’aggregazione ad un hotel di un certo numero di appartamenti ubicati nelle immediate vicinanze (200 metri lineari)”.

E’ indispensabile che la struttura, dopo essere stata riqualificata, rimuova il vincolo di destinazione d’uso. Le unità immobiliari residenziali possono poi essere vendute a privati, ma a determinate condizioni. Nel caso in cui, per la rimozione dei vincoli di destinazione alberghiera, sia necessaria una variante urbanistica, le Regioni possono prevedere modalità semplificate. In caso contrario, i Comuni possono concedere lo svincolo parziale con il cambio di destinazione d’uso a civile abitazione dopo il pagamento degli oneri di urbanizzazione.

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