Lavorare in un open space: rende i dipendenti efficienti e creativi

Lavorare in un open space rende i dipendenti efficienti e creativi
Sembra che lavorare in un open space migliori l’efficienza dei dipendenti e la loro creatività

Per vivere bisogna lavorare, non c’è alternativa. Ma dovendolo fare, meglio sarebbe svolgere la propria attività in un ambiente accogliente. Secondo “Workplace powered by Human Experience”, ireport globale di JLL, riportato da Monitorimmobiliare, quel che più influenza un lavoratore sono gli spazi aperti e flessibili, le filosofie di lavoro alternative e nuove figure professionali che si occupino del benessere dei dipendenti.

Queste le caratteristiche che più influenzano l’esperienza lavorativa che misura l’effetto del real estate e del posto di lavoro sul benessere e sulla produttività dei dipendenti. Il report Jll rivela che la maggior parte dei dipendenti italiani lavora ancora in un ufficio chiuso a contatto con poche persone, solo il 27 per cento svolge un’attività lavorativa in un open space, una percentuale molto bassa se confrontata con la media globale del 40 per cento.

Il 53 per cento dei dipendenti italiani ritiene di lavorare in un ambiente lavorativo che non consente loro di lavorare in modo efficace. Ricorre quindi la necessità di ottimizzare gli spazi. In particolare, negli uffici italiani mancano spazi dedicati alla salute, al benessere e alla creatività.

Solo il 15 per cento dei lavoratori italiani ha infatti accesso ad aree dedicate alla salute e al benessere, a livello globale la percentuale arriva al 25 per cento. In Italia mancano anche gli spazi esterni per co-working, una percentuale inferiore rispetto alla media globale che si attesta al 20 per cento e di spazi per interesse comune condivisi (l’11 per cento rispetto al 16 per cento).

La ricerca, inoltre, evidenzia che il 63 per cento dei lavoratori italiani ha dichiarato che un aspetto fondamentale per l’esperienza professionale sono il benessere e l’attenzione alla salute. Il 92 degli intervistati sente la necessità di inserire un “chief happiness officer” all’interno degli uffici, una nuova figura professionale dedicata esclusivamente all’esperienza ed al benessere dei dipendenti.