Pertinenze interrate e distanze tra edifici: la sentenza del Tar Molise

Pertinenze interrate e distanze tra edifici la sentenza del Tar Molise
La sentenza chiarisce le pertinenze interrate e distanze tra edifici, la differenza con i volumi seminterrati e come si effettuano le misurazioni

La distanza tra edifici è un argomento molto discusso nel settore delle costruzioni. Una recente sentenza del Tar Molise ha esaminato un caso che riguardava la realizzazione di un deposito interrato pertinenziale. Secondo la sentenza non è necessario il rispetto delle distanze tra edifici né il permesso di costruire.

Lo stesso criterio non vale per i volumi seminterrati. La differenza la spiega il Tar Molise con la sentenza 20/2018, riportata da Edilportale. In pratica, la misurazione deve rifarsi a dati certi ed oggettivi ricavabili dalla originaria situazione dei luoghi.

I giudici hanno spiegato che se un manufatto è pertinenziale e completamente interrato, non è obbligatorio rispettare le distanze dagli altri fabbricati secondo quanto stabilito dalle norme. In simili casi, trattandosi di un interrato che non crea volumi edilizi nella sua realizzazione, sarà sufficiente la Scia e non è richiesto il permesso di costruire. Il manufatto seminterrato, al contrario, crea volume edilizio, quindi è necessario non solo il permesso di costruire, ma anche il rispetto delle norme sulle distanze.

Il regolamento edilizio del Comune di Isernia, per costruzioni interrate intende “quelle in cui l’intradosso del solaio emerge rispetto al piano di campagna per un’altezza inferiore o uguale a 30 centimetri” e che “sono ammesse costruzioni interrate esclusivamente qualora siano pertinenti ed accessorie ad edifici principali fuori terra”.

Il caso preso in esame riguardava il proprietario di un edificio che aveva realizzato un deposito pertinenziale interrato. I suoi vicini ritenevano che non fossero state rispettate le distanze minime. Le misurazioni avevano invece confermato che il manufatto era pertinenziale e che sporgeva dal piano di campagna per 2,45 metri. Da qui la contestazione dei vicini che sostenevano che non fosse interrato e, dunque, avrebbe dovuto rispettare le distanze minime.

Tuttavia, il piano di campagna era stato risistemato, in origine, la sporgenza dal piano di campagna sarebbe stata inferiore a 30 centimetri. La conclusione dei giudici è stata dunque che il manufatto poteva essere considerato interrato. Il calcolo dell’altezza, hanno aggiunto i giudici, si deve riferire allo stato originario del piano di campagna e non alle sistemazioni successive.

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