Contratti di locazione ad anziani: se e quali rischi si corrono

Contratti di locazione ad anziani: se e quali rischi si corrono
Stipulando contratti di locazione ad anziani si corrono dei rischi? Che diritto hanno gli eredi?

Quando si cerca una casa in affitto, in linea generale ci si rivolge ad un’agenzia immobiliare, ma si gira anche in città alla ricerca del classico cartello affisso ai cancelli. L’agenzia chiede informazioni al potenziale inquilino, domande classiche quali il reddito più o meno sicuro.

Del resto, vista la notoria lentezza della burocrazia italiana, se un proprietario incappa in un inquilino tendenzialmente moroso, difficilmente riuscirà a rientrare in possesso del bene che si è acquistato a scopo investimento. Non è certo raro che i proprietari pongano dei limiti e senza referenze non si affitta. Spesso viene chiaramente indicato che non si accettato studenti universitari, immigrati o disoccupati.

Va innanzitutto precisato che si è liberi di cedere in locazione il proprio immobile a chi meglio si crede, salvo che non si tratti di una pubblica amministrazione o un incaricato di un pubblico servizio. La Costituzione sancisce che non devono essere fatte discriminazioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali ma, se si tratta di privato, esiste la libertà di scegliere l’inquilino che si vuole e, quindi, anche di non dare casa in affitto ad un anziano.

Ma quali sono i rischi che si corrono? Andando oltre la questione economica, in quanto essendo titolare di una pensione, il reddito può essere facilmente accertato, la questione più importante resta il rischio decesso. Un contratto di affitto dura almeno 5 anni (quello a canone concordato dura 3 anni+2; quello a canone libero 4 anni+4), è possibile che qualcosa possa succedere nell’arco degli anni. In questi casi, se l’inquilino conviveva con moglie e altri parenti, questi subentrano nel contratto ed il proprietario non potrà chiedere la rescissione del contratto neanche se gli eredi non hanno sufficienti garanzie patrimoniali. Li potrà sfrattare solo in caso di morosità, esattamente come succede per qualsiasi altro inquilino che non paga i canoni di locazione. Lo sfratto si può chiedere solo dopo 20 giorni di ritardo rispetto alla data di pagamento stabilita nel contratto di locazione, dunque non prima del giorno 21 del mese successivo.

Fino al momento dello sfratto il proprietario dovrà dichiarare i redditi da locazione, anche se non percepiti. Per smettere di pagare le tasse sui canoni “immaginari” bisogna ottenere l’ordinanza di sfratto, a meno che nel contratto sia presente la “clausola risolutiva espressa” firmata ed accettata al momento della stipula del contratto. Se quest’ultimo non è registrato, non si può procedere con lo sfratto ma bisognerà fare una causa ordinaria per occupazione senza titolo.

La conclusione è che, in caso di inquilino convivente con altri, meglio sarebbe chiedere anche la loro dichiarazione dei redditi. Infine, se l’anziano conviveva con una badante, il proprietario di casa dovrà dare il tempo di trovare una nuova sistemazione ma non procedere con lo sfratto.

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