L’Italia dei centri storici che cambia: qualcuno scappa, altri restano

L’Italia dei centri storici che cambia qualcuno scappa, altri restano
Un’indagine racconta l’Italia dei centri storici che cambia, i giovani scappano o creano nuove attività, gli anziani restano, gli stranieri li popolano

E’ un’Italia a due velocità quella fotografata da una ricerca condotta dalle associazioni Ancsa (Associazione nazionale centri storici artistici) e Cresme, che ha analizzato 109 capoluoghi e lanciato un allarme. Alcuni centri storici del nostro Paese si spopolano, altri crescono, ma lo spopolamento incombe. Verbania è il comune più giovane, mentre Prato e Grosseto registrano un record di crescita.

Dalla ricerca emergono due realtà diverse, da una parte ci sono i giovani che scelgono di abitare nei centri storici dando vita a nuove attività, dall’altra ci sono luoghi disertati da vecchi e nuovi abitanti.

Francesco Bandarin, presidente Ancsa, ha sottolineato: “Senza una nuova politica dei centri storici, in futuro i danni e gli squilibri saranno gravi e irrimediabili. La salvaguardia non passa solo dalla conservazione dei grandi monumenti ma attraverso un profondo equilibrio tra la protezione, l’uso degli spazi pubblici, il mantenimento dell’equilibrio sociale”.

Le città storiche, evidenzia il Presidente Ancsa, nonostante coprano solo una minima parte del territorio italiano, sono fondamentali per il nostro Paese ma: “… in questi ultimi decenni sembra essersene dimenticato. Gravi minacce incombono sull’equilibrio e la salute dei nostri centri storici: alterazioni degli spazi, spopolamento, usi turistici non sostenibili, crisi del commercio locale, carenza di investimenti. È necessario un rinnovamento delle politiche su scala nazionale e locale per restituire alle città storiche italiane il ruolo di centro della società e di locomotive dell’economia”.

I dati della ricerca raccontano che nei centri storici esaminati vive il 2,5 per cento della popolazione, circa un milione e mezzo di persone, il 3,8 per cento degli stranieri, il 2,9 per cento delle famiglie italiane. Il 23 per cento degli abitanti ha più di 64 anni, e soltanto il 12 per cento meno di 15 anni.

L’Italia ha, dunque, due volti, borghi antichi che si rinnovano, come Prato, e altri che si spopolano, come Frosinone con il 52 per cento delle abitazioni vuote, ed ancora Ragusa con il 42 per cento ad esserlo. Il 42,2 per cento delle case di Lecco è occupato da non residenti, nella vecchia Taranto un edificio su tre è inutilizzato, a Caltanisetta uno su cinque mentre ad ad Agrigento, Benevento, Vibo Valentia, Trapani uno su dieci.

I centri storici decisamente in calo di abitanti si trovano nell’Italia del nord est, Lombardia, Veneto, Friuli, quelli storici in crescita sono in Toscana, Umbria, Marche e Lazio. Ed è calo anche in Abruzzo e Molise, in parti della Puglia, nel sud est della Sicilia, in Sardegna.