Quando le assemblee condominiali sono molto litigiose: il sondaggio

Quando le assemblee condominiali sono molto litigiose il sondaggio
Cosa fare quando le assemblee condominiali sono molto litigiose? Armarsi di pazienza, soprattutto! Il sondaggio di ANAMMI

A chi non è mai capitato di essere coinvolto da un’assemblea condominiale piuttosto litigiosa? Quando i condòmini si riuniscono, senbra quasi impossibile riuscire a discutere con calma e serenità. Le esigenze sono tante, le opinioni quasi sempre discordanti e si finisce con lo scatenare una vera e propria guerra.

Come fare, dunque, quando si deve affrontare un’assemblea condominiale piuttosto vivace? Armarsi soprattutto di pazienza ed essere abbastanza informati su quelle che sono le competenze, i diritti ed i doveri, sia dell’amministratore di condominio che di ogni singolo proprietario.

ANAMMI, l’Associazione Nazional-europea AMMinistratori d’Immobili, ha svolto un sondaggio fra i suoi oltre 13mila soci, interrogandoli sulle problematiche che i professionisti devono gestire e risolvere durante le assemblee condominiali. Secondo l’indagine, il 50 per cento dei condòmini si intestardisce sulla propria posizione, rendendo quasi impossibile riuscire a portare a termine una discussione pacata ma, soprattutto, uno svolgimento civile della riunione. Uno dei grossi problemi è che sono davvero in pochi a conoscere quali siano le regole da rispettare, ed ancor peggio, il 52 per cento degli intervistati ha dichiarato che si è pronti a discutere anche su particolari a volte insignificanti.

Giuseppe Bica, presidente dell’ANAMMI, ha spiegato: “L’assemblea di condominio rappresenta un momento cruciale della nostra attività, una sorta di ‘prova del nove’ per il professionista del settore. Tanto è vero che, nei nostri corsi, dedichiamo parecchie ore a spiegarne le regole e ad addestrare psicologicamente i futuri amministratori. Lo stesso sondaggio dimostra che la sua gestione è molto delicata e deve essere affidata a professionisti seri”.

Dal sondaggio emerge che il 15 per cento delle assemblee vanno deserte per mancanza del quorum, di conseguenza qualsiasi iniziativa dell’amministratore viene bloccata. Una delle motivazioni che spingono alla lite, sono le spese condominiali ma, a sorpresa, nel 10 per cento dei casi, non sembrano essere un argomento di discussione in assemblea. Ma quando accade, non ci sono limiti e si spazia dalle spese di ordinaria manutenzione stabilite dalla legge (17 per cento), alla pulizia (11,3 per cento), passando dal consumo dell’acqua (9 per cento), non dimenticando le spese straordinarie (9 per cento). Non ultimi, il compenso dell’amministratore (8 per cento) e le contestate spese di conto corrente (4 per cento). Si discute animatamente anche per le spese di riscaldamento (7 per cento) e per l’ascensore (2,2 per cento).

L’amministratore di condominio si deve barcamenare fra tutte queste difficoltà. Al riguardo, il presidente dell’ANAMMI ha sottolineato che da tempo si chiede di snellire la burocrazia, al fine di semplificare il lavoro degli amministratori. Gli associati chiedono a gran voce di semplificare le modalità di convocazione (26,5 per cento) e la riduzione delle maggioranze assembleari (24 per cento). E’ necessario, dicono gli intervistati, che siano introdotte procedure più lineari per il recupero della morosità (22 per cento), oltre all’obbligo di presenza dei condòmini (7,5 per cento) ed eliminare parte degli adempimenti burocratici (12,5 per cento). L’8 per cento degli associati sostiene che è fondamentale che in assemblea si mantenga un comportamento educato, anche se non c’è alcuna legge che lo sancisce, dovrebbe essere obbligatorio.

La maggior parte degli iscritti all’Associazione, rivela il sondaggio, è convinto che l’arma più sicura per sopravvivere in assemblea è la pazienza, il 19 per cento indica invece la fiducia in sé stessi, per il 60 per cento degli intervistati, un giusto mix di pazienza e competenza insieme. Il Presidente conferma: “Questo mix si rivela il più efficace. Senza preparazione sarebbe folle affrontare un’assemblea, ma è bene evitare atteggiamenti aggressivi”.

I maggiori frequentatori di assemblee sono gli uomini (55 per cento dei casi), dicono gli amministratori, solo il 10 per cento di loro afferma di vedere entrambi i sessi. Che sia un bene o un male, lo indica Giuseppe Bica: “Non è solo una questione di pari opportunità, le donne sono ottime mediatrici, lo vediamo con le nostre associate. Vista la natura spesso conflittuale delle assemblee, direi che è un male”.