Proroga cedolare secca per il canone concordato: Confedilizia commenta

Proroga cedolare secca per il canone concordato Confedilizia commenta
Approvata dalla Legge di Bilancio 2018 la proroga cedolare secca per il canone concordato, il testo finale esclude l’estensione della norma agli immobili non residenziali

La Legge di Bilancio 2018 è stata approvata e, contrariamente a quanto era previsto nelle prime bozze circolate, la cedolare secca non sarà stabilizzata, ma arriva una proroga di due anni per l’aliquota agevolata al 10 per cento che si applica sui contratti di affitto a canone concordato. La norma appena approvata prevede che l’agevolazione si possa applicare “dal 2014 al 2019″, con una estensione quindi anche al prossimo biennio.

Nel testo finale, però, non c’è alcuna traccia di quanto dicevano le bozze a proposito dell’estensione dell’agevolazione fiscale anche agli immobili ”non residenziali, rimangono quindi esclusi uffici e negozi. Sull’argomento si è più volte espressa la Confedilizia che, non troppo tempo fa, si dichiarava soddisfatta dei risultati ottenuti sul fronte dell’applicazione della cedolare secca che, da quanto è emerso ai dati ufficiali, ha fatto calare l’evasione fiscale, una diminuzione del 42 per cento oltre alla riduzione della propensione all’inadempimento scesa del 40 per cento.

Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, si era augurato che il buon esito potesse convincere Parlamento e Governo ad estendere la tassazione sostitutiva agli affitti non abitativi: “Le risorse le offre proprio il recupero di evasione ottenuto con la cedolare nel settore abitativo. Adesso, davvero, non ci sono più scuse”.

Non pare che le cose siano andate come si aspettava Confedilizia che, alla luce del testo finale, ha commentato: “Per quanto riguarda gli affitti abitativi, viene prorogata fino al 2019 la speciale aliquota del 10 per cento della cedolare secca per le locazioni a canone calmierato, che era stata prevista per un quadriennio con scadenza al 31 dicembre 2017, ma la limitazione di questo regime fiscale a due anni rischia di impedirne l’effetto incentivante, soprattutto considerata la durata quinquennale dei contratti interessati. All’esame parlamentare, poi, è affidata l’elaborazione di una norma che, come richiesto dalla maggioranza e da gran parte dell’opposizione in sede di esame della nota di aggiornamento al Def, introduca anche nel settore non abitativo una tassazione sostitutiva dei redditi da locazione”.