Responsabilità delle infiltrazioni in condominio: la sentenza

Responsabilità delle infiltrazioni in condominio la sentenza
Una recente sentenza relativa alle responsabilità delle infiltrazioni in condominio stabilisce che ne risponde il condominio stesso anche in caso di cambio di destinazione d’uso

A stabilire le norme è l’articolo 2051 del Codice Civile relativo alle responsabilità di custodia del condominio che risponde di eventuali vizi e difetti di costruzione dell’edificio. Dunque, in caso di infiltrazioni è ritenuto responsabile il condominio stesso. Poco interessa che il progetto iniziale indicasse i locali nei quali si forma umidità eccessiva fossero destinati ad essere cantine senza la necessaria abitabilità per poter essere alloggiato.

Il punto fondamentale è che l’infiltrazione derivi da una parte comune dell’edificio, ad esempio i muri perimetrali, e che il nesso causale tra il fatto e l’evento non sia stato interrotto da un intervento fatto dal danneggiato, laddove il fato è l’eventuale insufficiente coibentazione o impermeabilizzazione delle pareti e l’evento è l’infiltrazione. In parole semplici, se il condomino ha effettuato lavori di coibentazione sulle parti comuni, la responsabilità ricade su di lui e non sul condominio.

A stabilirlo è la sentenza 688 del Tribunale di Livorno emessa il 23 giugno 2017, che dovrebbe fornire una soluzione ad un apparente contrasto della giurisprudenza che riguarda le responsabilità per i danni provocati ai singoli condòmini dai vizi di costruzione dell’edificio.

Nel caso preso in esame dal Tribunale di Livorno, il proprietario di un appartamento situato parte al piano terra e parte nel seminterrato, aveva citato in giudizio il proprio condominio per chiedere che provvedesse ad eliminare le cause delle infiltrazioni di acqua dovute alla scarsa impermeabilizzazione dei muri perimetrali. Inoltre, aveva presentato richiesta di risarcimento dei danni a causa del disagio subito, per il danneggiamento degli arredi e per il mancato affitto. In particolare, da un accertamento tecnico, era emersa la possibilità di eliminare i danni provocati da umidità e infiltrazioni intervenendo sulle pareti interne dell’appartamento, sulle pareti esterne e costruendo una intercapedine.

L’opposizione del condominio era fondata sull’originaria destinazione d’uso dei locali destinati a cantina e solo nel 1962 trasformati in civile abitazione, anche se mancava il rapporto aero/illuminante. Inoltre, dalla perizia tecnica risultava la presenza di una falda acquifera che avrebbe potuto essere una delle cause delle infiltrazioni lamentate.

Il Tribunale di Livorno ha accolto la domanda del risarcimento danni ma ha ribadito l’orientamento in base al quale se l’umidità causata da una inadeguata coibentazione compromette l’abitabilità o il godimento del bene, si tratta di un grave difetto dell’edificio di cui è responsabile il costruttore secondo quanto stabilito dall’articolo 1669 del Codice Civile. Tuttavia, se l’infilltrazione provoca danni ai singoli condòmini, la responsabilità ricade sul condominio in quanto ritenuto custode dell’immobile e dunque costretto ad eliminare il fenomeno.