Risoluzione delle controversie con la banca: l’alternativa al giudizio

Risoluzione delle controversie con la banca l’alternativa al giudizio
I consigli per la risoluzione delle controverie con la banca, come far valere le proprie ragioni senza ricorrere al giudizio

Molto istruttivo l’articolo pubblicato su idealista.it a firma Luigi Dell’Olio che riguarda le controversie con la propria banca che si possono risolvere, o almeno provare, senza necessariamente andare in giudizio, con il vantaggio di bypassare i tempi lunghi della giustizia italiana con esiti non propriamente certi.

Si possono percorrere strade alternative per provare a far valere le proprie ragioni quando si ritiene di essere stati danneggiati dalla propria banca o dall’intermediario finanziario.

E’ attivo dall’inizio di quest’anno l’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf), organismo istituito presso la Consob che si occupa di trovare una soluzione alle controversie circa gli investimenti. L’alternativa al giudizio, senza dovere rivlgersi al Tribunale, ha riscosso un successo inaspettato, superiore alle attese; il primo semestre dell’anno in corso si è chiuso con 1.122 ricorsi, che hanno coinvolto 83 intermediari, di cui 68 banche.

La crisi bancaria ha colpito particolarmente il Veneto, un terzo delle procedure, infatti, riguarda questa regione che sta vivendo le difficoltà di Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Il ricorso è gratuito, può essere intrapreso solo per le controversie tra un investitore retail, categoria che comprende risparmiatori, imprese o altri enti, identificati dal fatto di non possedere particolari competenze, esperienze e conoscenze in ambito finanziario) e gli intermediari (banche, sim e altri gestori come Sgr, Sicav e Sicaf, Poste Italiane e gestori dei siti di crowdfunding).

L’arbitro otrà intervenire solo se l’investitore ritiene che l’intermediario ha violato gli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza, come prevede la normativa.

La somma richiesta all’intermediario non deve superare i 500mila euro. Ci si può rivolgere all’Acf solo dopo aver presentato reclamo all’intermediario e non aver ricevuto risposta entro 60 giorni, ma anche se la risposta non è sufficientemente chiarificativa.

Funziona diversamente l’Arbitro bancario finanziario (Abf), al quale ci si può rivolgere se si ritiene che l’intermediario abbia violato gli obblighi di legge in materia di conti correnti, mutui, prestiti personali e carte di credito. Non è possibile attivarlo relativamente a prodotti o servizi di investimento. Il valore massimo della controversia non dovrà superare 100mila euro.

Il cliente può ricorrere all’Abf solo dopo un tentativo di risoluzione inviando un reclamo scritto all’intermediario e non aver ricevuto risposta entro 30 giorni. Il costo del ricorso sarà di 20 euro, che verranno restituiti se l’arbitro riconosce le sue ragioni.

Non c’è limite di importo, invece, pe rivolgeri alla mediazione civile per i contratti bancari, assicurativi e finanziari. La controparte, a differenza dei due arbitri, può anche non presentarsi al tentativo di soluzione stragiudiziale, ma l’assenza ingiustificata può essere sanzionata dal Giudice.

I costi per il cliente dipenderanno dal valore della lite: si parte da un contributo di 40 euro oltre Iva per attivare la pratica per importo non superiore a 250mila euro) e si passa ad 80 euro oltre Iva per valori superiori.

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