Violazioni reverse charge: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Violazioni reverse charge i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate
Saranno più severe le sanzioni per le violazioni reversecharge, i chiarimenti nella Circolare dell’Agenzia delle Entrate sull’inversione contabile

I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate arrivano con la circolare n. 16/E e riguardano le sanzioni previste per ogni tipo di violazione in materia di reverse charge, tenendo conto delle disposizioni di cui al decreto legislativo n. 158/2015.

Ad essere maggiormente colpite sono le violazioni commesse con l’intento di evadere o di frodare oppure comportano l’occultamento dell’operazione o un debito d’imposta, mentre vengono punite in modo più lieve per le irrogolarità per le quali l’imposta risulta comunque assolta.

L’Agenzia delle Entrate specifica che in caso di operazione rientrante nell’inversione contabile ma per errore il cedente/prestatore ha emesso fattura con addebito di Iva come per un’operazione ordinaria, se l’imposta è stata assolta anche in modo irregolare (cioè se la fattura è stata registrata dal cedente e l’imposta è confluita nella liquidazione periodica) la sanzione prevista va da 250 euro a 10mila euro. Non occorre che il cessionario o committente regolarizzi l’operazione e resta valido il diritto alla detrazione.

La stessa sanzione sarà valida anche nel caso in cui l’Iva, anziché essere assolta in via ordinaria, è stata sottoposta a reverse charge da parte del cessionario o committente. Se l’imposta è stata assolta nonostante l’errore, il diritto di detrazione è salvo e il cedente o prestatore non è obbligato a versare l’Iva.

Questo non accade se l’ipotesi è palesemente estranea al regime dell’inversione contabile. In entrambi i casi la sanzione si applica in via solidale a entrambi e non scatta per singola fattura errata, ma una sola volta per ogni liquidazione periodica con riferimento a ciascun fornitore.

Il debito d’imposta e la relativa detrazione si annullano nel caso di reverse charge applicata a operazioni che sono esenti, non imponibili, non soggette ad imposta o inesistenti. In sede di accertamento vengono espunti sia il debito sia il credito d’imposta confluiti nella liquidazione periodca. In caso di operazioni inesistenti, però, si applica la sanzione, compresa tra il 5 e il 10 per cento dell’imponibile, con un minimo di 1.000 euro.

Va precisato che le nuove disposizioni previste dal decreto n. 158/2015 sono entrate in vigore dall’1 gennaio dello scorso anno. Per il principio del favor rei, però, le nuove regole saranno applicate anche per le violazioni commesse fino al 31 dicembre 2015, purché non siano stati emessi atti che si sono resi “definitivi” prima dell’1 gennaio delo scorso anno.

Add Comment