Amianto, fibra killer: urge bonifica edifici contaminati

Amianto, fibra killer urge bonifica edifici contaminati
Amianto, fibra killer

Legambiente al Governo: “L’indignazione per la sentenza Eternit non basta. Subito gli ecoreati nel codice penale”. L’appello da Casale Monferrato in occasione della premiazione dell’Ambientalista dell’anno.

Questo l’appello che Legambiente rilancia al Governo Renzi per l’approvazione in tempi rapidi del disegno di legge sull’introduzione dei reati ambientali nel codice penale, fermo da marzo nelle Commissioni Ambiente e Giustizia del Senato.

Legambiente chiede un concreto impegno per il risanamento ambientale e lo smaltimento dei materiali che contengono amianto, nemico della salute per l’uomo e per l’ambiente. È indispensabile affrontare l’annoso problema delle bonifiche dell’amianto.

A 22 anni dall’entrata in vigore della legge che ha proibito l’estrazione, dice Legambiente, la lavorazione e la commercializzazione della fibra killer, rimangono ancora oltre 34.148 i siti da bonificare per oltre 32 milioni di tonnellate di amianto sparso in tutto il Paese.

Secondo l’associazione ambientalista, sarebbe opportuno ripristinare gli incentivi per la sostituzione delle coperture in amianto con il fotovoltaico. Sta di fatto che gli incentivi, terminati a luglio 2013, hanno consentito di risanare 30 mila tetti per una superfice di più di 20 kmq e di installare circa 3 GW di fotovoltaico.

E Legambiente fa anche un po’ di conti: un investimento di circa 20 milioni di euro da attuare con il sistema degli incentivi consentirebbe la bonifica di almeno 10 milioni di metri quadri. Un risultato importante.  Per cui, se si vuole imprimere veramente una svolta alla lotta all’amianto, Governo e Regioni devono avviare interventi concreti a livello nazionale e stanziare nella legge di stabilità 2015 risorse adeguate per attuare il Piano nazionale amianto che ancora una volta lo scorso 9 dicembre è stato bocciato dalla Conferenza Stato-Regioni.

Con la prescrizione della sentenza Eternit, secondo Legambiente ma non solo, “si è consumato un nuovo capitolo della drammatica storia italiana in cui chi ha inquinato e ha procurato morte e dolore in tante famiglie se la cava con un nulla di fatto. Non è solo di un problema di tempi di prescrizione.  Oggi i delitti contro l’ambiente restano impuniti e chi inquina non paga perché manca nell’ordinamento italiano un reato ad hoc”.

Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente: “Con l’inserimento nel codice penale dei delitti ambientali, in primis quelli di inquinamento e disastro, sarà possibile aiutare magistratura e forze dell’ordine ad assicurare alla giustizia i colpevoli ed evitare che nel nostro Paese si consumino altri crimini ambientali com’è successo a Casale Monferrato, nella Terra dei fuochi, nella Valle del Sacco, a Taranto, a Porto Marghera, a Bussi e in tantissime altre realtà”.

L’appello per l’approvazione del disegno di legge sui reati ambientali nel Codice penale si può firmare su Change.org al seguente indirizzo: www.change.org/legambiente-ecoreati

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