La cedolare secca per i lavoratori: chiarimenti dalle Entrate

La cedolare secca per i lavoratori
La cedolare secca per i lavoratori

L’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 9/E del 14 maggio 2014 fornisce chiarimenti ai datori di lavoro e ai dipendenti sulle modalità di calcolo del bonus Irpef,  precisando che la cedolare secca si computa nel calcolo del limite di reddito di 24.000 euro o 26.000 per il bonus Irpef.

Il bonus di 80 euro lanciato dal Governo Renzi è un credito Irpef fino a 640 euro inserito nel TUIR dall’art. 1 del Decreto Legge n. 66 del 24 aprile 2014. Per questo credito è stato inserito un articolo 1-bis all’art. 13 del TUIR, che riguarda la detrazione per lavoro dipendente.

Sappiamo già che il reddito percepito per un contratto di locazione con l’opzione per la cedolare secca deve essere incluso nel calcolo dei limiti di reddito. Andando, quindi, ad aumentare il reddito, l’incasso di un affitto agevolato può portare alla perdita o alla riduzione dei 640 euro di bonus per il lavoratore dipendente, per cui è necessario darne comunicazione al datore di lavoro.

Quindi, per il lavoratore che oltre al reddito da lavoro dipendente ha anche un reddito derivante da un contratto di locazione per il quale ha optato per il regime della cedolare secca, tale reddito va sommato e, in base al risultato, ovvero se supera o meno i limiti di reddito, il bonus Irpef può essere ridotto o annullato.

Se il lavoratore con il reddito da cedolare secca supera il limite di 24.000 euro e, quindi deve ricevere meno di 640 euro, ma soprattutto quello di 26.000 euro, che non dà il diritto al credito Irpef, deve darne immediatamente comunicazione al datore di lavoro.

È opportuno comunicare l’ulteriore reddito derivante dalla cedolare secca, ad evitare di incassare il bonus nelle mensilità da maggio a dicembre 2014 e doverlo restituirlo in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi a maggio 2015 con il 730/2015 oppure con il modello Unico PF 2015. Oltre al pagamento di sanzioni e interessi

Il credito Irpef, infatti, è un’agevolazione fiscale inserita nel TUIR per i lavoratore in qualità di contribuente, per cui l’incasso del bonus senza averne diritto porta all’accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, con le conseguenze legate alla restituzione più il pagamento di sanzioni e interessi.

NOTE

*Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate, possono percepire il credito Irpef fino a 640 euro anche i lavoratori in cassa integrazione e in mobilità,  i disoccupati in Aspi e i lavoratori frontalieri o all’estero. A condizione che non superino il limite di reddito di 26.000 euro, per la perdita del diritto, o 24.000 euro, per non vedersi ridotto l’importo del bonus.

*Da 24.000 euro fino a 26.000 euro di reddito imponibile fiscale (controllabile in busta paga), il bonus si riduce fino ad azzerarsi. Chi supera i 26.000 euro di reddito, perde il bonus. Siccome il datore di lavoro è obbligato a riconoscere il bonus in via automatica sulla base dei dati reddituali in suo possesso, il rischio di restituzione del bonus è tutto in capo al lavoratore, che è il contribuente destinatario del credito Irpef nel TUIR.

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